Saadi, il figlio di Gheddafi ex calciatore, torturato nelle carceri libiche

Martedì 4 Agosto 2015
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Un fermo immagine del video che mostra le torture al figlio di Gheddafi
La procura generale di Tripoli ha annunciato l'apertura di un'inchiesta dopo la pubblicazione di un video, diffuso da un sito di informazione libico, che mostra Saadi Gheddafi, figlio del defunto Colonnello, mentre viene torturato in un carcere delle milizie islamiste di Tripoli.



Le immagini mostrano Saadi, ex calciatore, vestito con una tuta verde mentre bendato in una stanza del carcere di Hadba ascolta spaventato le urla di alcuni detenuti provenire da un'altra stanza. Poi viene schiaffeggiato e torturato con colpi sulle piante dei piedi.



Nel video si vede che i piedi di Saadi Gheddafi vengono infilati in una sorta di cavalletto ed un uomo barbuto inizia a picchiare le piante dei suoi piedi con un bastone, mentre si ascoltano le grida del figlio di Gheddafi. Il figlio dell'ex dittatore sarebbe stato in questo modo punito, pare, per aver guardato una partita di calcio in televisione e per aver fatto una telefonata all'esterno, violando le regole del carcere in cui è ospitato. La procura di Tripoli ha chiesto che vengano identificate le guardie che compaiono nel video per poter prendere tutte le misure necessarie a riguardo. La missione Onu in Libia, tramite il suo portavoce, Samir Ghatas, ha espresso sconcerto per le immagini, aggiungendo che prenderà contatti con le autorità per fare luce su quanto accaduto.



Saadi Gheddafi è molto noto anche in Italia per avere fatto parte della formazione del Perugia quando militava in serie A. Si trova nelle carceri di Tripoli dal marzo del 2014, quando fu estradato dal Niger. Su di lui pesano pesanti accuse: avere represso nel sangue i dissidenti del governo del Colonnello, prendendo parte attiva nelle uccisioni dei manifestanti nelle proteste di fine 2011 e di essere implicato nell'omicidio nel 2005 di un ex calciatore libico. Tripoli lo accusa anche di presunta appropriazione indebita tramite la forza e l'intimidazione armata quando era a capo della Federazione libica di calcio. Rischia la pena di morte.
Ultimo aggiornamento: 6 Agosto, 21:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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