Se la Scozia diventa indipendente il Regno Unito dovrà cambiare bandiera

Giovedì 11 Settembre 2014 di Luca Lippera
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Il "Saltire" con la Croce di Sant'Andrea in primo piano e, alle spalle, la Union Jack

Gli inglesi, c'è da capirli, fanno quasi finta di non pensarci. Il referendum sulla Scozia, in caso di vittoria del «Sì», rischia di togliere al Regno Unito anche il più potente tra i simboli di una nazione: la bandiera. La Union Jack, che da secoli sventola in tutto il mondo ricordando il presente e il passato di un Paese ex imperiale, non sarebbe più il vessillo della Gran Bretagna, perché la Croce di Sant'Andrea (la porzione bianca su fondo blu) se ne tornerebbe per sempre verso Edinburgo sulle ali trionfali dell'indipendenza.

La prospettiva di perdere la bandiera, vista da Downing Street, sede del governo britannico, è terrificante e le ripercussioni sarebbero non da poco. Londra, all'indomani della possibile indipendenza della Scozia, sarebbe costretta ad aprire una trattativa con un nuovo Stato sovrano sperando di ottenere una sorta di autorizzazione - una concessione - all'utilizzo degli attuali colori. Economisti ed esperti di marketing avvertono che «lo status globale della Gran Bretagna e le esportazioni soffrirebbero fortemente se il Paese dovesse perdere uno dei suoi simboli più potenti: la bandiera».«Il dinamicismo del rosso del bianco e del blu - dice un esperto alla sezione on-line del quotidiano The Independent - sono immediatamente riconosciuti ovunque. La Union Jack è un simbolo di fiducia e aiuta ad aprire le porte alle compagnie britanniche che commerciano in tutto il mondo».

La bandiera così come la conosciamo è stata adottata uffiicialmente nel 1801. Ma le sue origini risalgono al 1603, quando Giacomo IV di Scozia ereditò il trono inglese e i vessilli delle due nazioni furono unificati. In tutta l'Inghilterra rurale e marittima, innalzare l'Union Jack - nei municipi, sulle chiese, sui fari lungo la costa - è un motivo di orgoglio e di appartenenza. Ma ora il vessilo britannico, se Edinburgo lascerà Londra, tornerà ad essere ciò che era ai tempi di re Riccardo, di Enrico VIII e della regina Elisabetta I: una croce bianca - la Croce di San Giorgio - su fondo bianco. Se ci pensa bene, sono i simboli delle nazionali inglesi di calcio e di rugby ed essi testimoniano che in fondo la possibilità di una separazione di Londra da Edinburgo è già nel novero delle cose possibili.

La perdita della bandiera, secondo gli osservatori, sarebbe uno «shock devastante» con un «altissimo impatto emotivo» e richiederebbe comunque «una modifica costituzionale». «La riduzione del vessillo inglese alla Croce di San Giorgio - osservano alcuni storici dall'università di Oxford - testimonierebbe plasticamente il fatto che saremmo diventati una nazione più piccola». «Una Nazione di seconda classe», ha sentenziato l'altro ieri il quotidiano statale cinese Global Times. Ma i sostenitori dell'unione possono ancora sperare. I sondaggi indicano che il «Sì» e il «No» sono veramente testa a testa. Diversi statistici tuttavia non escludono che gli “opinion polls” stamo «sovrastimando» l'entità del voto degli indipendentisti, «perché si tratta di persone che rispondono con più entusiasmo rispetto alle altre». Si vota giovedì 18 settembre e vanno alle urne anche i sedicenni: in tutto circa quattro milioni di persone. C'è solo una persona che potrebbe guardare con un certo di distacco la possibile sparizione della Union Jack: Elisabetta II, la quale, comunque vadano le cose, resterebbe regina dell'Inghilterra e regina della Scozia sotto due bandiere diverse, per volontà di Dio e della Nazione, come recita l'imprinting della casa.


Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 22:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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