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Il trionfo di Obama: veto scongiurato sull'accordo sul nucleare iraniano, in Senato la Destra non ha i numeri

Martedì 8 Settembre 2015 di Anna Guaita
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New York – La vittoria di Barack Obama sul nucleare iraniano potrebbe diventare un vero e proprio trionfo, e avvenire senza quel corrosivo dibattito che il partito di opposizione vorrebbe tenere alla Camera e al Senato. Finora il presidente era riuscito a racimolare abbastanza voti da parte dei membri democratici del Senato per assicurarsi che un’eventuale risoluzione contraria approvata dal Congresso potesse essere poi bocciata permanentemente con un suo veto. Era riuscito a blindare l’accordo, ma non ad evitare che venisse messo ai voti. Ma ieri mattina tre senatori democratici che ancora non si erano espressi, hanno rotto gli indugi e deciso di schierarsi anche loro a fianco di Obama. Con il numero magico di 41 senatori favorevoli al trattato, al partito di opposizione mancano i 60 pareri positivi perché la legge di condanna venga portata in aula e votata.



Questa è la procedura del senato Usa: una legge viene messa al voto solo se almeno 60 senatori su 100 sono d’accordo. I 41 possono infatti effettuare il cosiddetto “filibuster”, l’ostruzionismo, e il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest lo ha chiaramente suggerito ieri pomeriggio, quando ha ricordato come i repubblicani abbiano spesso nel passato fatto ricorso al filibuster per affossare una legge voluta da Obama e dai democratici. Ebbene, ora secondo la Casa Bianca sono i democratici che devono farlo: “Devono compiere tutti i passi necessari per impedire che il Congresso minacci l’accordo” ha detto Earnest.





Non è chiaro però se i democratici – pur essendosi schierati con Obama – sceglieranno di ricorrere al filibuster, una procedura che hanno spesso criticato. Quel che è certo è che Obama farà pressioni per proteggere l'intesa che prevede il blocco del programma nucleare dell'Iran per almeno dieci anni in cambio della fine delle sanzioni da parte degli Usa, della Ue e dell'Onu. Il presidente sembra anzi aver deciso di togliersi i guantoni. Forse perché è sulla dirittura finale del suo mandato, e vuole assicurarsi un posto nei libri di storia, ma sull’intesa siglata dal Gruppo dei 5+1 con Teheran sta combattendo come non ha fatto ad esempio per la riforma sanitaria.



Per difenderne la validità non solo Obama ha messo in campo tutti i possibili scienziati, consulenti, politici, leader (anche ricorrendo agli ambasciatori dei Paesi europei), non solo ha tenuto discorsi e concesso interviste, non solo ha sollecitato gli elettori a scrivere ai deputati e senatori, ma ieri ha anche fatto ricorso a YouTube: un video preparato dalla stessa Casa Bianca, pesantemente ironico contro l’ex vicepresidente Dick Cheney sta facendo il giro di internet. Cheney è colpevole di non aver rispettato la regola di bon ton per cui nessun ex presidente o ex vicepresidente deve fare commenti politici sull’amministrazione al potere. George Bush per esempio non si è mai azzardato a fare commenti, e così Clinton e Bush senior. Semplicemente non si fa. Invece Cheney da anni sentenzia sugli “errori” commessi da Obama nel Medio Oriente, e sull’Iran in special modo. Così ieri la Casa Bianca ha collezionato spezzoni di interviste di Cheney dal 2002 in poi, e tutte le falsità, distorsioni, inesattezze che inanellò sulla guerra in Iraq.



Lo scopo del video è anche di sfatare molte delle denunce che verranno scandite oggi a Washington durante una manifestazione contro l’accordo con l’Iran. Alla manifestazione ci sarà anche Donald Trump, leader nel campo repubblicano nella corsa presidenziale, che ha fatto sue molte delle affermazioni di Cheney.





Va ricordato che negli ultimi giorni Obama ha incassato il sostegno di un altro illustre ex della precedente Amministrazione, il segretario di Stato Colin Powell, che ha dato parere positivo sul trattato. Anche lui, come tanti altri, ha ammesso che non si tratta di un accordo perfetto, ma che è il meglio che si possa ottenere così come stanno le cose. E’ noto che vari esponenti dell’establishment repubblicano la pensano privatamente allo stesso modo, ma evitano di esprimerlo pubblicamente per rispetto verso Israele, che teme fortemente l’accordo e ha assunto una posizione drasticamente contraria, effettuando pressioni sul Congresso che lo stesso Wall Street Journal ha definito “senza precedenti”.





Non del tutto scontato, è arrivato a Obama anche il sostegno del presidente del parlamento iraniano, Ali Larijani, in questi giorni a New York. Larijani ha detto, in una intervista alla National Public Radio, che per lui "l'accordo non è perfetto" soprattutto perché concede agli Usa più diritti che all'Iran, ma che prevede che il congresso iraniano lo accetterà

Ultimo aggiornamento: 9 Settembre, 20:31

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