MIGRANTI

Migranti, la polizia ceca li marchia con un numero

Mercoledì 2 Settembre 2015
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Adesso li marchiano con un numero sul braccio, per identificare il treno con cui sono arrivati. Accade nella Repubblica Ceca, dove al confine con l'Austria la polizia è arrivata addirittura a questo nel tentativo di fronteggiare l'emergenza migranti che attraversa in questi giorni tutta l'Europa. Numeri scritti col pennarello, su adulti e bambini. Che immortalati dalle foto della stampa locale fanno tornare alla mente le immagini più orrende della storia europea, quelle dell'Olocausto.



Non a caso tra i primi a condannare è stato il presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna, rievocando proprio la Shoah: «Un fatto gravissimo», ha detto. «Decine di profughi sono stati letteralmente marchiati come fossero bestiame al macello, richiamando il periodo più oscuro della storia contemporanea». «Il buio della mente può tornare», gli ha fatto eco il ministro dell'Interno Angelino Alfano. «Stiamo inseminando l'Europa del virus e del germe del razzismo e della xenofobia». «Se vuole restare fedele ai valori che la fondano, l'Europa non può tollerare questi rigurgiti», ha insistito anche la presidente della Camera Laura Boldrini.



Nell'emergenza i Paesi dell'Europa centro-orientale - che il 4 settembre si incontreranno a Praga nel formato V4 proprio per discutere di immigrazione - continuano ad avere un atteggiamento estremamente polemico nei confronti dell'Ue. E nella Repubblica Ceca, dove il premier Sobotka ha annunciato ieri la possibilità di inviare i militari a proteggere i confini, il «marchio» sulle braccia dei profughi non sembra l'unica aberrazione.



Nei centri di detenzione - si chiamano così - dove vengono portati i migranti al loro arrivo, vengono anche sequestrati soldi e cellulari. Inoltre Praga, in serata, ha annunciato che non fermerà più chi è in partenza per la Germania.



A Budapest, invece, è rimasta inaccessibile ai migranti la stazione Keleti. In ventiquattro ore si è calcolato - stamani - che siano arrivati 2284 immigrati che chiedono asilo e vorrebbero spostarsi verso i paesi occidentali dell'Ue. Anche oggi in migliaia hanno protestato nella piazza Baross, dopo i tumulti di ieri, cui il governo ungherese ha reagito incolpando Angela Merkel.



Intanto la Germania ha ingranato una marcia veloce: annunciando un pacchetto di modifiche legislative da approvare entro ottobre e verifiche in corso sulla possibilità di cambiare la costituzione, anche nel giro di qualche settimana. L'obiettivo è velocizzare le procedure di riconoscimento del diritto d'asilo, come quelle di espulsione. Aumentare i fondi comunali destinati agli alloggi dei rifugiati, anche in vista dell'inverno. E rivedere le classificazioni di alcuni paesi balcanici: saranno definiti come sicuri.



Giocando un ruolo centrale, anche in questa crisi, Berlino ha inviato un messaggio ai Paesi che non collaborano: «Chi considera l'Europa una comunità nell'ambito della quale è disposto a collaborare solo se è ricompensato e non collabora appena sorgono problemi, non fa altro che minacciarla l'Europa», ha detto il vicecancelliere Sigmar Gabriel. Ma Praga, che come noto si oppone alla distribuzione per quote dei rifugiati, non si sente toccata dai richiami.



A proposito delle misure di detenzione, Sobotka ad esempio ha commentato: «La Repubblica Ceca procede strettamente in conformità con gli accordi internazionali e con le nostre leggi, secondo le quali le persone senza documenti personali non possono entrare sul territorio ceco. Quando succede, vengono fermate dalla polizia e si procede ad indagare sulle loro identità».



Ieri il premier ceco ha promesso al governo serbo un aiuto finanziario di 10 mila corone (oltre 400 mila euro) per gestire l'ondata dei profughi, nonchè l'appoggio del Paese durante le trattative d'ingresso nell'Ue. Attraverso la Serbia sono passati finora, nel 2015, 115.000 migranti, in fuga verso l'ovest.



Ultimo aggiornamento: 21:37

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