Migranti, la Francia frena su ridistribuzione quote. Gentiloni: no a passi indietro

Lunedì 18 Maggio 2015
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«Condividere la responsabilità di cosa facciamo delle persone che salviamo è parte integrante della strategia» Ue per l'immigrazione. Così Federica Mogherini, alto rappresentante dell'Ue per la politica estera, replica ai dubbi della Francia sulla redistribuzione dei migranti. «Mi aspetto che gli stati membri, gli stessi che hanno chiesto alla Ue di agire velocemente e efficacemente, consentano all'Europa di essere efficace in questa azione in tutti i suoi aspetti: nell' operazione navale, nel salvataggio delle vite in mare ed anche nella gestione delle vite che salviamo».



Sulle proposte dalla Commissione per l'immigrazione e le quote «ci sarà una discussione rilevante» in vista del decisivo Consiglio affari interni del 16 giugno, ha indicato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che poi ha definito le prese di posizione di Francia e Spagna come «discussioni di posizionamento».



«Io veramente mi auguro che non si facciano dei passi indietro rispetto alle proposte della Commissione e alla loro condivisione», ha aggiunto Gentiloni, «Sarebbe molto amaro se ci fossero passi indietro».



Alla vigilia del Consiglio dei ministri degli Esteri e della Difesa che dovrà decidere se e come i paesi Ue assumeranno una quota dei migranti che sbarcano sulle coste europee, la Francia si è infatti sfilata. Per motivi politici interni, dicono gli osservatori. Il premier Manuel Valls, che ha di fatto detto no alle quote, ha precisato ieri che la decisione è stata presa «con il presidente Hollande» per sgomberare il campo da ogni «ambiguità».



Le questioni migratorie sono al centro di polemiche e strumentalizzazioni politiche in Francia. Non solo il Front National di Marine Le Pen, ma anche la destra Ump guidata da Nicolas Sarkozy trarrebbero certo vantaggi dall'instaurazione delle quote di Bruxelles che l'ex capo dello stato ha già definito «una follia».



In un retroscena raccontato dalla stampa transalpina, l'inattesa visita di Valls alla frontiera franco-italiana di Mentone, l'altro ieri, è stata tutt'altro che improvvisata. Doveva andare a Cannes, a vedere il film di Nanni Moretti in gara al Festival, ma all'ultimo ha deciso di deviare per la zona calda, quella dove quasi 1.000 migranti sono stati fermati fra lunedì e giovedì.



Il pericolo potenziale per l'immagine del governo rappresentato dal piano del presidente della commissione Jean-Claude Juncker ha spinto Valls a convocare d'urgenza anche il ministro dell'Interno, Bernard Cazeneuve, rientrato appena in nottata da una visita in Niger e Camerun. Questo perché proprio Cazeneuve, meno di una settimana fa, aveva definito «normale» la «ripartizione dei migranti fra i diversi paesi Ue». Il governo doveva presentarsi unito alla stazione di Mentone, a ridosso della frontiera dove negli ultimi giorni la pressione dei migranti dall'Italia sta diventando insostenibile. «Con il presidente della Repubblica - ha confidato Valls al Journal du Dimanche - abbiamo pensato che bisognava alzare molto la voce perché non ci fosse alcuna ambiguità. La questione delle quote è fonte di una grandissima confusione. Non bisognava lasciar passare la sensazione che avremmo accettato queste quote. Nel dibattito nazionale, bisogna essere chiari».



E quindi, Valls ha precisato che il sì alle quote «non è mai stata la posizione francese» e fonti del governo hanno parlato di una posizione «ferma e umana». Ferma poiché Valls non vuole prestare il fianco all'accusa di aver ammorbidito la sua politica migratoria su ordine di Bruxelles accogliendo clandestini ai quali non spetterebbe l'asilo politico. «Umana» poiché Valls dice no all'aritmetica delle quote per i rifugiati, in quanto - ha detto - «l'asilo non ha limiti, è un diritto internazionale». Ripartire meglio l'asilo, con la Francia aperta al dialogo. No - quote o non quote - ai migranti clandestini: questa la linea di Parigi. Ultimo aggiornamento: 19:22

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