Latorre finalmente a casa: duro separarmi da Girone

Domenica 14 Settembre 2014 di Marco Ventura
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Il marò Massimiliano Latorre
Festa e commozione nella casa tarantina di una sorella di Massimiliano Latorre, il mar da ieri per la terza volta in Italia col permesso della Corte Suprema di New Delhi dopo l’ischemia che lo aveva colpito il 31 agosto. «Finalmente staremo con papà tutti insieme noi figli, sono felicissima che sia a Taranto, spero che si riprenda e stia meglio», scrive su Facebook la figlia Giulia. Atterrato ieri pomeriggio nell’aeroporto-eliporto della Marina Militare a Grottaglie, accolto dal ministro della Difesa Roberta Pinotti e dal capo di Stato maggiore della Marina Giuseppe De Giorgi, Latorre è stato scortato a Taranto con un furgone della Brigata San Marco.

Impegni scritti dell’ambasciatore in India Daniele Mancini e dello stesso marò garantiscono alla Corte Suprema indiana il rientro fra quattro mesi, a gennaio. Ma la vera garanzia è un’altra: per la prima volta, infatti, i marò si separano. Ai domiciliari, nell’Ambasciata a Delhi, resta Salvatore Girone. «Girone e la moglie Vania si sono comportati da veri signori», racconta chi segue il dossier. Anche per questo c’è sobrietà nelle reazioni della famiglia Latorre, e soddisfazione nelle parole dei familiari di Girone. Al telefono la voce di Paola Moschetti, compagna di Massimiliano, ha un tono di euforia. Esausta e felice, ha fatto il viaggio con lui da Delhi. Ora chiede privacy. Ma non dimentica di ringraziare Salvatore e Vania. «Siamo sollevati per il rientro a casa e speranzosi che il percorso terapeutico che Massimiliano ha intrapreso possa condurlo al pieno recupero», precisa all’Ansa. «Lui ritiene che sulla guarigione inciderà anche la rapida e definitiva soluzione della controversia con l’India, che possa finalmente restituire la serenità a lui e Salvatore». Adesso va però rispettato il «desiderio di assoluta privacy e discrezione, è tempo che Massimiliano si concentri sui suoi cari e sulla riabilitazione».



IL SEGNALE

Il caso è in mano agli avvocati. Il rientro in Italia è il segno che col nuovo esecutivo di Narendra Modi si può ragionare. Ma anche del lavoro fatto dal ministro Pinotti che per ben quattro volte ha incontrato i marò in India e dopo l’ischemia di Massimiliano è volata di notte a New Delhi. Di qui il «grazie» di Paola Moschetti al governo Renzi e alla Pinotti. «Massimiliano – aggiunge - si è separato con disagio da Salvatore, verso il quale nutre intensi sentimenti di amicizia e colleganza che si sono rafforzati in questi due anni e mezzo: vi è stato costretto da ragioni mediche e avrà bisogno di riacquistare la tranquillità necessaria per ristabilirsi». È stato «duro» per lui separarsi dal commilitone e amico. Per Girone la situazione si complica. Nei prossimi quattro mesi non si potranno compiere passi avanti né sul fronte dell’arbitrato, finché Latorre è in Italia, né su quello del processo perché alla sbarra non potrà andare uno solo dei marò. Eppure Girone ha detto: «Non preoccupatevi per me». Il governo cercherà di avviare un dialogo diretto con l’India.



LAVORIO SOTTERRANEO

Spiega la Pinotti: «Siamo contenti che oggi Massimiliano sia tornato, dal momento della sua malattia abbiamo lavorato per questo». Ma dobbiamo «risolvere complessivamente la questione dei nostri due fucilieri». Perciò ha subito telefonato a Girone e alla famiglia: «C’è stata un’emergenza legata alla salute di Latorre e su questa abbiamo trovato una disponibilità del governo indiano: dobbiamo continuare a lavorare incessantemente, quotidianamente». Il tweet in cui Renzi parlava di collaborazione coi giudici indiani non significa che l’Italia accetti la loro giurisdizione. I fucilieri erano in missione, «coperti da immunità funzionale».

Andrebbero processati in Italia. Ma l’Italia apprezza i tempi rapidi e la decisione di far rientrare Latorre. Altro segnale positivo: il quotidiano “The Hindu” scrive che non ci sono state proteste nel Kerala. Anzi, si è creata una «simpatia» per il marò malato. E cita il capo di un’associazione di pescatori per il quale «l’uccisione non è stata deliberata, i marò li hanno scambiati per pirati, ed è stato adeguato il risarcimento per l’errore». Forse il clima è cambiato. L’obiettivo ora è il processo in Italia, con garanzie per l’India. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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