Marò, la Bonino telefona a Ban Ki-moon. L'Italia sospende l'esame del decreto sulle missioni estere

Mercoledì 12 Febbraio 2014
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Emma Bonino alza il telefono e chiama Ban Ki-moon. Lo schiaffo del segretario generale dell'Onu che - a pochi giorni della cruciale udienza della Corte suprema indiana sui due marò - ha definito il caso «una questione bilaterale», brucia più dei rinvii e dei pasticci della giustizia indiana. E l'Italia reagisce con durezza, minacciando anche di fermare la propria partecipazione alle missioni all'estero. In serata Ban ha 'ammorbidito' la sua posizione, dicendosi «sorpreso» che l'India voglia applicare la legge antiterrorismo. Ma solo dopo il pressing italiano. Su indicazione di Bonino, l'ambasciatore alle Nazioni Unite Sebastiano Cardi ha chiesto oggi un colloquio urgente con il segretario generale al quale ha espresso la preoccupazione del governo per le «ripercussioni negative» che l'applicazione della legge antiterrorismo nei confronti dei due marò potrebbe avere sulla lotta alla pirateria e al terrorismo internazionale. Una preoccupazione, ha sottolineato la Farnesina, «condivisa pubblicamente anche dall'Alto rappresentante dell'Ue, Catherine Ashton, e dal Segretario Generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen». E perciò tutt'altro che «bilaterale».

Tanto più che a New York si è tenuta una riunione di coordinamento Ue a 28 sul dossier. In Italia intanto monta lo sdegno. Il Senato ha deciso - su richiesta dei presidenti di Commissione di Esteri e Difesa, Pierferdinando Casini e Nicola Latorre - di sospendere l'esame del Dl sul finanziamento delle missioni internazionali. Almeno fino a quando il governo non chiarirà in aula «quali iniziative intende prendere per contrastare le inaccettabili dichiarazioni di Ban Ki-moon». Ci penserà domani mattina Bonino a riferire in aula a Palazzo Madama della telefonata con il segretario dell'Onu, mentre il premier Enrico Letta ha ribadito «il massimo impegno del governo sui marò e sul governo indiano».

Anche per il ministro della Difesa, Mario Mauro, è «impensabile» parlare di questione bilaterale: «Si tratta di due militari impegnati in una missione nazionale, ma che risponde a una esigenza di una collettività globale, che è quella di porre un argine alla pirateria e al terrorismo», ha spiegato. L'Italia ha sempre evocato il rischio di «un pericoloso precedente» per tutte le missioni multilaterali, ma ora che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone rischiano di essere processati in base alla legge antiterrorismo indiana - la Corte suprema indiana deciderà il 18 febbraio su richiesta della procura generale - si allarma anche la Nato, che teme «implicazioni negative» sulla lotta alla pirateria. «Sono personalmente preoccupato per i due marò italiani e per l'idea che siano perseguiti per terrorismo», ha detto il segretario generale dell'Alleanza atlantica Rasmussen. «La lotta alla pirateria - ha sottolineato - è nell'interesse di tutti».

Con l'India si era fatta sentire ieri anche l'Ue, per voce dell'Alto rappresentate per la politica estera Catherine Ashton, che ha definito l'accusa di terrorismo ai due marò «allarmante per tutti i governi dell'Unione europea» con «gravi implicazioni per tutte le azioni antiterrorismo comuni». E in attesa della decisione della Corte suprema, i radicali di Emma Bonino lanciano un nuovo sciopero della fame, il 16 e 17 febbraio: «Non possiamo più accettare che l'India utilizzi questa vicenda a scopi interni. E, francamente, crediamo che l'Italia intera dovrebbe smettere di dividersi strumentalmente e dare un segnale forte».

L'Aula del Senato appoggia in pieno la sospensione dell' esame del decreto che proroga le missioni all'estero in attesa che il governo riferiscasulle dichiarazioni del segretario dell' Onu Ban Ki-Moon contrario ad una mediazione sulla vicenda dei due marò detenuti in India, richiesta dai presidente delle commissioni Esteri e Difesa. Tutti i gruppi hanno preso la parola, hanno condiviso la proposta di Latorre e Casini e hanno espresso una «forte preoccupazione» per un possibile isolamento dell' Italia e la necessità di dar ancor più vigore all' iniziativa diplomatica presso le istituzioni internazionali.

«Sospendiamo l'esame del decreto sulle missioni all'estero finchè il ministro degli Esteri Emma Bonino non viene in Aula a dire quali iniziative intende prendere per contrastare le inaccettabili dichiarazioni del segretario dell'Onu Ban Ki-moon». Lo ha detto il presidente della Commissione Esteri Pier Ferdinando Casini.

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha sospeso la seduta dell'Aula e ha convocato la Conferenza dei capigruppo affinchè si decida sulla richiesta avanzata questa mattina dai presidenti delle commissioni Difesa ed Esteri di Palazzo Madama di sospendere l'esame del decreto missioni fino a quando il ministro Bonino non verrà a riferire a proposito delle dichiarazioni di Ban Ki-moon sui marò italiani.

«Sono personalmente preoccupato per i due marò italiani e per l'idea che siano perseguiti per terrorismo e per le implicazioni negative» sulla lotta alla pirateria, Lo ha detto il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen.

«A distanza di molte ore attendiamo ancora una replica ufficiale del nostro governo alle inaccettabili parole del Segretario Generale dell'Onu Ban Ki - moon che ha definito la vicenda dei due marò 'una questione bilateralè tra Italia e India dimenticando che quegli stessi uomini in divisa erano impegnati in una missione internazionale contro la pirateria e che dopo due anni e 29 rinvii, e in barba ad ogni diritto, attendono ancora di conoscere i capi di imputazione». Lo dice il presidente di GF di Ignazio La Russa.

L'accusa di terrorismo rivolta ai due fucilieri della Marina italiana dalle autorità indiane è «infamante». Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani in occasione del suo intervento ad una conferenza in corso a Lisbona. I due marò, ha aggiunto Tajani, «si trovavano nell'Oceano Indiano a difendere la nostra libertà di commerciare. Non riconoscere il loro ruolo di difensori della legalità comporterebbe gravi ripercussioni non solo in Italia, ma in tutti i Paesi coinvolti nella lotta alla pirateria».

Sul caso marò «è arrivato il momento di accentuare la pressione ancora sull'Onu, la Nato, la Russia, l'Ue altrimenti bisogna rivedere la partecipazione dell'Italia non solo nelle azioni internazionali contro la pirateria ma su tutte le missioni che vedono coinvolto il nostro Paese in ogni punto del globo». È quanto dichiarano in una nota congiunta i senatori del M5S Luis Orellana e Lorenzo Battista.

Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 11:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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