Isis, l'Egitto interviene via terra a Derna: «Catturati 55 miliziani». Oggi vertice Onu

Mercoledì 18 Febbraio 2015
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La "polveriera libica" è al centro dell'attenzione mondiale e della riunione fiume del Consiglio di Sicurezza Onu.

Al centro della discussione la richiesta dell'Egitto - che continua a martellare l'Isis - di affrontare l'espansione dello Stato islamico in Libia col pugno di ferro, ovvero con una forza militare sostenuta dalle Nazioni Unite. Proprio mentre da alcuni documenti segreti emerge l'inquietante 'rivelazione' che l'Isis intende utilizzare il territorio libico per portare «il caos nel Sud dell'Europa».

Allo stesso tempo, a Washington è in corso un vertice internazionale contro l'estremismo islamico, a cui partecipano oltre 60 Paesi: fonti della Casa Bianca affermano che non si parla solo di Isis, ma certo l'espansione del 'Califfatò è tra gli argomenti portanti, così come le cause che ne sono all'origine.

E in questo quadro, in un intervento sul Los Angeles Times, Obama ha sottolineato che l'Isis e anche al Qaida «sfruttano la rabbia di coloro che sentono di non avere chance di migliorare la propria vita, per via delle ingiustizie e della corruzione». Secondo il presidente americano, la forza militare da sola non può però risolvere il problema del terrorismo, ed è necessario contrastare la propaganda secondo cui «gli Stati Uniti sono in guerra con l'Islam: è una bugia», ha detto.

Il Cairo però preme per una risposta muscolare. Dopo i raid aerei di lunedì e martedì, le forze egiziane hanno compiuto oggi anche un'incursione via terra, fino a Derna, e secondo alcune fonti «hanno ucciso 155 combattenti dell'Isis e ne hanno catturati altri 55». Il tutto mentre all'Onu il governo egiziano insiste affinchè venga quantomeno revocato l'embargo sulle armi per il governo libico riconosciuto dalla comunità internazionale, cioè quello costretto ad operare da Tobruk poichè a Tripoli la fa da padrone un governo 'parallelò formato dalle milizie islamiche. L'orientamento del Palazzo di Vetro sembra però diverso.

Al momento la prospettiva più concreta sembra quella che prevede di concedere altro tempo al mediatore dell'Onu Bernardino Leon, considerato che un intervento militare internazionale, o anche la fornitura di altre armi ad una sola delle parti in conflitto allontanerebbe la possibilità di una soluzione «politica». Ma «mentre il negoziato muove i primi passi, la situazione in Libia si aggrava», ha ammonito oggi il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

«Il tempo non è infinito, e rischia di scadere presto, pregiudicando i fragili risultati raggiunti» dalla mediazione Onu sostenuta dall'Italia, ha affermato.

L'Egitto non rinuncia però ad esercitare pressioni. C'è il rischio che «barconi pieni di terroristi» arrivino sulle coste italiane, ha avvertito l'ambasciatore egiziano a Londra, Nasser Kamel, mentre il premier libico Abdallah al Thani ha a sua volta affermato che membri dell'Isis e di Boko Haram hanno raggiunto o stanno raggiungendo i gruppi terroristici in Libia, che a loro volta si starebbero avvicinando al confine on la Tunisia.

Una figura di spicco dell'Isis in Libia, Abu Arhim al Libim, afferma invece che l'Isis vuole infiltrarsi sui barconi di immigrati nel Mediterraneo e attaccare le «compagnie marittime e le navi dei Crociati», almeno stando a dei presunti 'piani segretì contenuti in un documento di cui il think tank anti terrorismo.

Di certo, ha affermato Obama, è necessario «aiutare il mondo musulmano a sviluppare dei social media che contrastino la propaganda degli estremisti su Internet», dove «gruppi come al Qaida e l'Isis propagandano una visione della religione respinta dalla stragrande maggioranza dei musulmani».

Il ruolo dell'Italia

L'Italia è determinata a contribuire alla stabilizzazione della Libia attraverso il dialogo sponsorizzato dalle Nazioni Unite ed è pronta ad assumere un ruolo guida nella cornice dell'iniziativa Onu. Lo ha detto in Consiglio di Sicurezza il Rappresentante Permanente italiano Sebastiano Cardi.

«Siamo pronti a contribuire al monitoraggio di un cessate il fuoco e al mantenimento della pace, pronti a lavorare all'addestramento delle forze armate in una cornice di integrazione delle milizie in un esercito regolare e per la riabilitazione delle infrastrutture», ha detto Cardi. «Siamo anche pronti a curare le ferite della guerra e a riprendere il vasto programma di cooperazione con la Libia: la popolazione civile deve poter toccare con mano i vantaggi della riconciliazione auspicata dalla comunità internazionale».

Secondo l'Italia «le prossime settimane saranno cruciali per il futuro della Libia», fermo restando il fatto che «serve un cambio di marcia della comunità internazionale prima che sia troppo tardi». Ecco perchè l'Italia ha forti aspettative sul rinnovo del mandato Unsmil: la missione Onu per la stabilizzazione della Libia «deve ricevere mandato, mezzi e risorse per accelerare il dialogo politico, stabilizzare e assistere in una nuova riconciliazione e il nuovo governo di unità nazionale della Libia».

Intanto a Washington ha parlato anche il ministro dell'Interno Angelino Alfano: «Non esiste un Paese a rischio zero - ha detto - il livello di imprevedibilità di eventi come quelli di Parigi o Copenaghen è elevatissimo». «I foreign fighters - ha aggiunto - sono il principale rischio per l'occidente, così come il fenomeno della radicalizzazione sul web. Il nostro lavoro è prevenire e scambiare informazioni. Un lavoro che fin qui ha dato risultati».

«Noi siamo parte di una comunità internazionale e siamo pronti a fare la nostra parte. Ma ogni ragionamento che individui un'azione specifica è prematuro, e in questo momento fuori luogo», ha aggiunto Alfano, che ha incontrato brevemente a Washington il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon.

Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio, 08:05