Libia, l'ambasciata agli italiani: lasciate il Paese

Venerdì 13 Febbraio 2015
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L'ambasciata d'Italia a Tripoli ha dato indicazioni ai connazionali di lasciare «temporaneamente» la Libia.

La Farnesina precisa di aver invitato gli italiani a non andare in Libia e i connazionali presenti a «lasciare temporaneamente il paese» da quasi due settimane, dopo gli eventi dell'Hotel Corinthia. L'avviso di "viaggiare sicuri" risale al primo febbraio scorso e spiega che «a fronte del progressivo deterioramento della sicurezza e degli scontri che stanno interessando il Paese, e a seguito dell'attacco terrorista all'Hotel Corinthia con numerose vittime, si ribadisce l'invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il Paese».

La situazione della sicurezza in Libia si sta aggravando a causa anche dell'avanzata dei miliziani jihadisti legati all'Isis. Già presenti in Cirenaica, nelle scorse settimane gli affiliati allo Stato islamico hanno di recente preso di mira Tripoli e rivendicato l'attacco kamikaze all'hotel Corinthia del 27 gennaio in cui sono morti almeno 5 stranieri.

L'organizzazione dello Stato islamico (Is) ha preso il controllo la notte scorsa di alcune radio locali nella città libica di Sirte, 450 chilometri a ovest di Tripoli, affermano gli attivisti e i siti di notizie locali, secondo cui l'Is avrebbe trasmesso da quelle emittenti i discorsi del suo autoproclamato emiro, Abu Bakr al-Baghdadi, e quelli del suo portavoce, Abu Muhammad al-Adnani.

«Radio Sirte, radio Macmadas e Al-Turathiya hanno diffuso un discorso di Baghdadi nel quale ordina alla popolazione di Sirte di sottomettersi», hanno riferito i media locali. Secondo alcuni attivisti, questo discorso è estratto dal "sermone" con cui Baghdadi annunciava la nascita del califfato alcuni mesi fa, e non è stato scritto specificatamente per la popolazione di Sirte.

Gli attivisti riferiscono inoltre sui social network che alcune radio locali hanno trasmesso il Corano salmodiato e inni allo Stato islamico. In precedenza, l'Is aveva chiuso l'Ufficio passaporti di Sirte impadronendosi dei timbri e delle apparecchiature, intimando ai dipendenti di «pentirsi» per non essere accusati di apostasia.

Due giorni fa, l'ex premier libico Ali Zeidan, che vive in Europa da quando, lo scorso anno, il suo governo è stato sfiduciato dal parlamento, ha affermato che la presenza dell'Is va rafforzandosi in tutta la Libia e in particolare lungo la costa del Mediterraneo. In un'intervista al Times, l'ex premier ha affermato che la fascia costiera del paese africano entro «un mese o due mesi» potrebbe essere completamente in mano ai jihadisti. «Stanno crescendo - diceva Zeidan, riferendosi ai militanti dell'Is -. Sono dappertutto».

Zeidan si è quindi detto «preoccupato» che l'Is sia vicino ad attestarsi lungo le coste del Mediterraneo. «Se lasciamo così la situazione per un mese o due mesi ancora - ha concluso - non credo che possiamo più controllarla. Ci sarà una grande guerra nel paese e arriverà anche in Europa».

Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio, 08:35

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