Inghilterra, allarme dei servizi segreti: il radicalismo islamico si diffonde nelle periferie

Martedì 5 Agosto 2014 di Luca Lippera
Abu Dugma al-Britani, l'estremista che via Twitter  promette morte e castigo agli inglesi

Il fondamentalismo islamico che sta ferocemente conquistando posizioni in tutto il Medio Oriente può contare su formidabili avamposti nel cuore dell’Europa. Ne sa qualcosa l’Inghilterra, dove la percentuale dei musulmani, nelle città delle Midlands e in alcuni quartieri di Londra, supera abbondantemente il 30 per cento della popolazione.

Le autorità scolastiche britanniche, nei mesi scorsi, hanno scoperto un piano con il quale alcuni gruppi radicali avevano di fatto preso il controllo di quattro scuole pubbliche di Birmingham nel centro del Paese: presidi e professori di credo islamico, ottenuta la maggioranza nei consigli di istituto, stavano cercando di indottrinare gli studenti - tutti gli studenti - ai dettami del Corano e della Sharia, arrivando a non autorizzare le recite dei ragazzini per Natale, ritenute una pratica da infedeli.

I servizi segreti inglesi e le forze anti-terorismo, secondo la stampa britannica, sono costantemente all’erta per scongiurare che la crescita esponenziale dei musulmani induca mutazioni irreversibili nella società britannica. Ma Londra, la capitale, sembra raccontare un’altra storia, fornendo uno specchio perfetto di quello che sta accadendo e di quello che potrebbe accadere. Prendiamo ad esempio il municipio di Tower Hamlets, vicino alla City e ai Docklands: i musulmani sono ormai il 35 per cento dei residenti. Nella stessa City di Westminster, il “council” al centro della metropoli, simbolo dell’Inghilterra liberale e democratica, con il Big Ben, il Parlamento e la sede del Governo, gli islamici sono vicini al 20 per cento, mentre a Luton, dove c’è il terzo aeroporto londinese, sono più di 50 mila (oltre il 25 per cento della popolazione).

Le cose non vanno diversamente a nord. I musulmani a Manchester, nell'ex cuore industriale del Paese, sono il 17 per cento, a Birmingham il 22, con interi sobborghi dove la cultura e la pratica del Corano hanno il predominio. L’espansione, mentre il governo inglese continua a professare la tolleranza, convinto che alla fine si troverà un equilibrio, sembra inarrestabile e gli esperti credono che non sia affatto finita. Si calcola che alla fine del 2014 gli islamici in Inghilterra saranno più di tre milioni e mezzo. I gruppi radicali, man mano che i numeri crescono, si sentono sempre più forti e non hanno più alcun motivo di non uscire allo scoperto.

Alcuni mesi fa i componenti di una giovane gang di islamici sono stati filmati a Londra mentre fermavano per strada i passanti chiedendo loro di conformarsi alle regole della Sharia. Ivi inclusa, naturalmente, la marginalizzazione e la sottomissione delle donne. «Questa - ripetevano - è un’area musulmana. Che vi piaccia o no, comanderemo e sconfiggeremo il male. Allah è grande! Stiamo arrivando». Pochi giorni dopo un predicatore musulmano radicale, intervistato da un giornale on-line, ha detto chiaro e tondo cosa pensava in merito. «C’è un risveglio. C’è chiaramente uno scontro tra l’Islam e la democrazia liberale in alcuni punti chiave di Londra».

Il giornale The Indipendent ha scritto a primavera che almeno cento musulmani di cittadinanza britannica sono andati a combattere per il Califfato sotto i vessilli neri di Abu Bakr al-Baghdadi, il condottiero dell’Isis, che si ritiene erede del profeta Maometto. Da settimane i giornali sono pieni di storie di giovani, uomini e donne, che se ne sono andati precipitosamente dal Paese per unirsi alle sanguinarie brigate che operano tra l’Iraq e la Siria a colpi di esecuzioni sommarie e di decapitazioni. Abu Dugma al-Britani, uno di loro, ha scritto un lungo messaggio via Twitter promettendo al Regno Unito e agli inglesi un futuro ben preciso: «Occuperemo Downing Street (la sede del governo, ndr) e sgozzeremo a Trafalgar Square tutti quelli che non si vorranno convertire. L’Isis (lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante) sta arrivando».

Non sono solo parole. Gli estremisti come Abu Dugma al-Britani sul suolo britannico (da cui il nome di Abu Dugma) sono una realtà anche se non partono necessariamente per la Siria del Califfo. Un altro predicatore radicale mesi fa è stato ripreso mentre incitava i fedeli di una moschea a lasciare il lavoro e a chiedere il sussidio di disoccupazione allo stato inglese in modo da «avere più tempo per la guerra santa». «Prendere i soldi ai non musulmani - ha proseguito - è una cosa pienamente giustificata». Un recente sondaggio indica che gli elettori del Regno Unito sono «sempre più preoccupati dalla possibilità che in Gran Bretagna nasca, parallelamente a quella originaria, una società musulmana».

C’è smarrimento e alcuni indizi sembrano confermarlo. Tanto per dirne una, la British Law Society, un organismo totalmente inglese, ha dato istruzioni agli avvocati e ai notai affinché gli studi legali possano accettare testamenti redatti secondo le regole della Sharia. Le quali consentono che le donne, se ritenute infedeli, possano essere escluse dall’eredità del marito o del capofamiglia. «Le suffragette - ha detto una baronessa che siede alla Camera dei Lords - si rivoltano nella tomba».

Ultimo aggiornamento: 8 Agosto, 15:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA