Gerusalemme, orrore nella sinagoga:
4 rabbini uccisi con asce e pistole
Morti i due terroristi. Netanyahu: reagiremo

Mercoledì 19 Novembre 2014 di Fabio Morabito
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Due palestinesi residenti a Gerusalemme Est sono entrati nella sinagoga, in mezzo alla gente raccolta in preghiera, per uccidere. Armati di pistole, asce e coltelli. Si sono fatti largo brandendo le armi, prima sparando, poi colpendo con furia con le asce. Hanno ucciso quattro rabbini. E ferito altri sei fedeli. Morto anche un poliziotto ferito durante l’assalto. I due palestinesi, dopo il massacro, sono stati uccisi dalle forze di sicurezza. Il premier israeliano Netanyahu ha preannunciato la volontà di «rispondere duramente».

Quello che spaventa è anche il dopo. Cosa potrà succedere ora. Se ci sarà, come a Tel Aviv si sta valutando, una reazione. Anche se il massacro ieri in una sinagoga nel sobborgo di Har Nof a Gerusalemme non è - quasi certamente - un piano organizzato con una regìa politica riconducibile ad Hamas.

Ma, stando alle informazioni disponibili, è l'opera di due invasati da furore anti-israeliano. Due «cani sciolti», secondo le definizioni di stampa. Anche se questo non basta a tranquillizzare nessuno, e i media di Tel Aviv sottolineano come sia stata una sorta di prima volta. Violato un tempio di culto per un massacro. Un solo precedente, nel 2008: l'attacco al più importante collegio rabbinico di Gerusalemme, quando un solitario attentatore uccise 8 studenti.

Due palestinesi, cugini fra loro, Ghassan Abu Jamal e Udayy Abu Jamal, 22 e 25 anni, residenti a Gerusalemme Est e cittadini israeliani, sono entrati nella sinagoga di primo mattino, in mezzo alla gente raccolta in preghiera. Armati non di esplosivo, secondo la pratica consueta dei kamikaze, ma di pistole, asce e coltelli. Erano - racconta un testimone - a volto scoperto, hanno urlato Allah akbar (Allah è grande). I terroristi si sono fatti largo brandendo le armi, prima sparando, poi colpendo con furia con le asce. Hanno ucciso quattro rabbini, un poliziotto ferito è morto poi in ospedale, mentre di altri sei feriti quattro sono gravi.

I fedeli presenti si sarebbero ribellati, alcuni di loro - in particolare un italo-israeliano, Nissim Sermoneta - hanno cercato di bloccare la furia dei due cugini, che dopo il massacro sono stati uccisi, a loro volta, dalla polizia israeliana, ma non è chiaro dove. Tre rabbini morti erano anche cittadini statunitensi. Anche il quarto rabbino ucciso, un britannico, aveva il doppio passaporto. Ma non si crede che siano stati bersagli mirati: Har Nof è un sobborgo di ventimila persone, ed è abitato soprattutto da ebrei ultra-ortodossi di origine americana e britannica.

SCAMBIO DI ACCUSE

«Siamo nel mezzo di un attacco concentrato su Gerusalemme» accusa il premier israeliano Benyamin Netanyahu, che ha preannunciato la volontà di «rispondere duramente». Ha accusato la comunità internazionale per la sua indifferenza, e ha certo saputo con disappunto che ieri anche il Parlamento spagnolo ha riconosciuto, terzo Paese in Europa, la Palestina come Stato. Dai palestinesi non c'è una rivendicazione ufficiale, anche i due cugini sarebbero affiliati al Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Ma i commenti sono stati diversi. Hamas ha definito i due terroristi «martiri innocenti» e «fari che illuminano la soglia» di una nuova Intifada, e il massacro «un atto eroico». Il presidente della Palestina Abu Mazen (Mahmound Abbas) ha scelto, invece, parole di condanna. «Questo è bene, ma non è abbastanza», ha replicato Netanyahu, che aveva subito accusato Abu Mazen, insieme con Hamas, di essere responsabile morale dell'attacco, perché «conseguenza diretta del loro incitamento». Abu Mazen, da parte sua, non assolve Israele: occorre porre fine alle provocazioni dei coloni e di alcuni ministri israeliani. Sullo sfondo, anche la misteriosa morte di un autista palestinese, che secondo Hamas è stata causa scatenante del massacro in sinagoga, secondo la polizia israeliana è solo un caso di suicidio. Barack Obama invoca la pace tra le due fazioni, con un appello non solo ai loro leader ma esteso alla «gente comune» per «abbassare le tensioni, respingere le violenze». Israele, da subito, ha istituito dei check point ai quartieri arabi di Gerusalemme. E il ministro della Sicurezza interna, Yitzhak Aharonovitch ha annunciato di voler eliminare alcune restrizioni sul porto d'armi, e di piazzare guardie vicino ai templi e ai luoghi sacri. Ma le sinagoghe - tantissime in Israele - resteranno, per lo più, luoghi indifesi. Fragili bersagli del terrore.

Ultimo aggiornamento: 11:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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