Lancia ultimatum al marito: «O me o tuo figlio down». Papà si rivolge alla rete per crescere il bimbo

Venerdì 6 Febbraio 2015 di Federica Macagnone
Quando a Ruzan Badalyan, neo mamma, hanno comunicato che il bambino che aveva dato alla luce aveva la sindrome di down non ha avuto dubbi sul da farsi: senza mai vedere il piccolo, ha chiamato il marito, Samuel Forrest, neozelandese, e gli ha lanciato un ultimatum. O me o tuo figlio. E lui, papà dal cuore spezzato che doveva scegliere tra la donna che amava e il bambino che aveva desiderato, non ha esitato: ha scelto Leo, quel fagottino di poche ore che non meritava di essere abbandonato per un retaggio culturale armeno che vede nei bimbi down un disonore per l'intera famiglia.



Il piccolo Leo è nato lo scorso 21 gennaio in un ospedale armeno. Poco dopo la nascita, senza neanche fargli vedere suo figlio, a Samuel i medici hanno comunicato che il bimbo aveva la sindrome di down. Un colpo al cuore, ma mai, neanche per un attimo, ha pensato di poter lasciare Leo al proprio destino di solitudine. «Mi hanno portato a vederlo, ho guardato questo bimbo e mi sono detto: “Lui è bello, è perfetto, è mio figlio» ha raccontato il papà.



Ancora non sapeva che nella stanza accanto la moglie, da lì a poco, gli avrebbe lanciato un ultimatum scioccante. Con il fagottino in braccio, Samuel si è presentato nella stanza della donna che aveva sposato 18 mesi prima per condividere la felicità per la nascita del loro primogenito. Ma quando l'uomo ha avvicinato il piccolo alla madre, Ruzan si è rifiutata di toccarlo e di guardarlo: secondo la cultura armena un bimbo con la sindrome di down è portatore di vergogna per l'intera famiglia. «Ti lascio se continuerai a tenere quel bambino. O me o tuo figlio» le ha intimato la donna. «Mia moglie aveva già deciso, aveva stabilito tutto alle mie spalle – ha raccontato l'uomo – Se un bimbo in questa condizione nasce qui può essere abbandonato». Con il cuore spezzato Samuel ha guardato il fagottino e ha portato via Leo. Lo crescerà da solo. È suo figlio e mai ci avrebbe rinunciato.



Un settimana dopo Ruzan ha chiesto il divorzio. In quel momento in Samuel è maturata l'idea di abbandonare l'Armenia e ritornare in Nuova Zelanda. Ma con pochi soldi il piano era difficile da attuare. E così si è affidato al web e per raccogliere fondi ha aperto una pagina dal nome “Portiamo a casa Leo”. L'obiettivo era raccogliere una cifra che permettesse di assicurare cure al bambino e potesse sostenerlo mentre era in cerca di un lavoro: ma, come spesso accade, la risposta degli utenti è stata sorprendente e sono stati già raccolti oltre 200mila dollari.



«Leo è un bimbo fortunato – ha detto Samuel – migliaia di amici in tutto il mondo si sono spesi per dargli sostegno». Il denaro, adesso, sarà utilizzato per trovare una casa a Auckland e per dare un'opportunità di istruzione al piccolo. Ma l'uomo ha anche deciso di dare parte dei fondi a chi in Armenia si occupa dei bambini con disabilità. «Ci piacerebbe condividere i soldi in eccedenza con l'unico orfanotrofio in Armenia che regolarmente si prende cura dei bambini con la sindrome di down che vengono abbandonati, nonché ad altre organizzazioni che possono aiutare questi bambini». Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio, 14:25

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