Prodi: «Grazie alla vittoria del governo Italia più forte contro il rigore»

Martedì 27 Maggio 2014 di Barbara Jerkov
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Romano Prodi a Bologna
L’Italia, prossima alla presidenza di turno dell’Ue, grazie all’affermazione del governo Renzi in queste elezioni ha davanti a sé l’occasione unica di rovesciare la politica rigorista imposta dalla Germania nell’ultimo decennio, avverte Romano Prodi.



Al di là del successo di governo italiano, l’ondata euroscettica che ha travolto l’Europa ci deve allarmare, presidente?

«Quello europeo era un risultato abbastanza previsto», risponde l’ex premier, «il progresso dei partiti populisti era scontato in tutti i Paesi, l’unica eccezione è stata appunto l’Italia. Dal punto di vista europeo è chiaro che la preoccupazione maggiore è per la Francia perché il partito di Le Pen è arrivato primo, i partiti tradizionali non hanno spiegato abbastanza che cos’è l’Europa e la campagna è stata fatta tutta sui temi nazionali. E questo, in un momento di gravissima crisi, ha penalizzato i socialisti al governo».



Anche la Gran Bretagna però ha visto i nazionalisti primo partito.

«Questo mi preoccupa meno. Ricordo che parliamo di un Paese che ha accolto con favore addirittura l’idea di un eventuale referendum per uscire dall’Unione. L’atteggiamo britannico non solo era scontato ma corrisponde a un distacco sempre più forte che il popolo britannico ha avuto nei confronti dell’Ue. In poche parole, gli inglesi non hanno ancora deciso cosa fare da grandi: se andare con l’America o con l’Europa».



Questi partiti sono in realtà tra loro divisi su tutto. Come potranno incidere sull’azione dell’Europarlamento?

«Non agiranno mai con un’iniziativa unitaria. Tra di loro condividono ben poco se non l’atteggiamento negativo nei confronti dell’Europa. Però nell’ambito del Parlamento possono fare azioni di sabotaggio della vita parlamentare. Una strategia puramente negativa, insomma: finché si tratta di impedire al Parlamento di lavorare possono andare uniti, se si tratta di proporre non sono certamente in grado».



Questo scenario di potenziale ingovernabilità a Strasburgo la preoccupa, presidente?

«Niente affatto. Anzi, viene confermato quello che prevedevamo. Se c’è un minimo di intelligenza politica, vi è l’obbligo e la convenienza di dar vita a una più forte politica europea. Una grande coalizione che potrà finalmente fare ciò che negli ultimi dieci anni le istituzioni europee per un motivo o per l’altro non sono riuscite a realizzare. Le principali forze politiche si dovranno unire, insomma, perché capiscono che andando avanti così la stessa idea di Europa va a finir male».



Sta dicendo che questo stato di necessità, alla fine, potrebbe perfino giovare alla tenuta e al rilancio dell’Unione?

«Se c’è logica sì. Anche se naturalmente nemmeno queste forze di cui parliamo sono tra loro compattissime. Ci sono sfumature diverse nei vari paesi. Tuttavia sono abbastanza unite nel capire che l’idea europea va costruita e va fatta avanzare».



I voti popolari andati ai partiti euroscettici dimostrano comunque che c’è un problema nell’opinione pubblica europea nei confronti della politica del rigore e dei sacrifici imposta da Bruxelles in questi ultimi anni. Non sarà che alla fine potrebbero incidere in maniera perfino virtuosa sulle prossime politiche dei Ventotto?

«E’ proprio per questo che sono meno pessimista. In primo luogo non possiamo sottovalutare l’importanza del risultato italiano. L’Italia era da tutti indicata come l’anello più debole del contesto europeo. E così non è stato. Mi sembra un fatto di grande importanza politica! Anzi il risultato forse più importante di tutto il contesto europeo. Penso inoltre che, nonostante lo scontato progresso dei partiti populisti, in molti paesi si possa costruire una politica di solidarietà europea più forte rispetto al passato. Naturalmente questo apre il discorso sulla possibilità realistica di un’iniziativa italiana. Di fronte alle difficoltà francesi e al non entusiasmante risultato spagnolo, il forte progresso del Pd italiano dà all’Italia la possibilità di prendere iniziative per proposte di politica economica nell’interesse di tutti i Paesi e non solo della Germania».



Sta dicendo che la presidenza di turno italiana, sull’onda di questo risultato elettorale, potrà esercitarsi con una forza maggiore?

«E’ un ottimo auspicio, anche se ci vuole un’Italia capace di fare gruppo con gli altri Paesi. E proprio grazie a questo risultato oggi l’Italia ha più forza per coagulare intorno a sé anche gli altri e ha più voce per essere ascoltata».



Essere ascoltata per dire cosa, presidente? Quali punti metterebbe in cima all’agenda del semestre italiano?

«Dipendesse da me direi: signori miei, è ora di cambiare registro, ci vuole una politica di ripresa. Una politica energetica investendo in gasdotti, oleodotti, energie alternative, reti elettriche. Dobbiamo integrare le linee ferroviarie e stradali tra i vari Paesi europei. Abbiamo bisogno di una politica di raddoppio degli investimenti in ricerca e sviluppo. Tutte queste eventualità sono molto più possibili oggi che non in passato e l’Italia, avendo acquisita una nuova credibilità, può indirizzare in questa direzione la sua presidenza del semestre europeo».



Cosa le fa ritenere che Berlino, dopo un decennio in cui ha fatto sempre e solo in signor no, stavolta avallerà una politica differente solo perché la propone il governo Renzi?

«Non me lo fa pensare niente! Ciò che lo rende possibile è solo un rapporto di forze mutato. Ovvero: se noi picchiamo i pugni sul tavolo da soli, ci rompiamo le dita. Se ci mettiamo in rete con Francia, Spagna, Belgio e altri Paesi come noi, possiamo semplicemente vincere la gara con la Germania. Io ho rinunciato da un pezzo all’idea che Berlino possa radicalmente cambiare direzione. Tra l’altro lì i partiti populisti non è che abbiano fatto una gran strada in Germania, per cui la Merkel può sempre dire: non sarò amata dagli altri Paesi europei ma in Germania lo sono».



A proposito di governi nazionali. Lei come se lo spiega il risultato del governo Renzi, in così netta controtendenza rispetto agli altri dell’Unione in queste elezioni europee?

«Una serie di doppie coincidenze. Dati la caduta verticale di Berlusconi, da un lato, e Grillo che ha spaventato gli elettori con proposte inquietanti, di fronte a questo esiste una saggezza di fondo dei popoli e gli italiani hanno capito che solo il Pd poteva assicurare stabilità per il futuro».



Un risultato, diceva prima, che rafforza la posizione italiana tra i Ventotto.

«Certamente, anche se dobbiamo tenere presente che il prossimo sarà un semestre molto particolare tenuto conto che per alcuni mesi non vi saranno ancora le cariche delle istituzioni europee. Il culmine del semestre sarà il vertice di autunno, a cui l’Italia dovrà arrivare preparata e con le alleanze giuste. Allora si potrà fare quella bella battaglia che dà dignità alla politica». Ultimo aggiornamento: 14:12

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