Lo sciopero dei prof dimentica il merito

Domenica 3 Maggio 2015 di Oscar Giannino
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Domani, 5 maggio, è indetto lo sciopero generale della scuola italiana proclamato unitariamente da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda. In vista di tale occasione, come non avviene quasi mai prima di grandi scioperi, riteniamo opportuno rivolgere un appello ragionato agli insegnanti: non scioperate. Non per mancare di rispetto alle prerogative del sindacato, ma perché, rispetto al governativo di riforma all’esame parlamentare, le ragioni addotte dal sindacato sono ben diverse da quelle che pure dovrebbero farvi più che legittimamente arrabbiare.

Leggiamo insieme il volantino unitario in vista delle sei manifestazioni che si terranno domani a Bari, Cagliari, Catania, Milano, Palermo e Roma. C’è scritto che con la riforma-Renzi è in atto «lo smantellamento di un modello di scuola intesa come comunità educativa, caratterizzata dalla pari dignità di tutte le componenti». Sarebbe quello attuale, il modello di scuola come comunità educativa? Sapete benissimo che da indagini internazionali, come quelle “Pisa”, i risultati comparati delle capacità abilitate dalla scuola attuale ai nostri studenti non sono affatto un modello.

Il volantino afferma che la riforma «non va nella direzione del dettato costituzionale». E ne elenca le ragioni: «La concentrazione di funzioni nella figura del Dirigente scolastico, le agevolazioni fiscali concesse al mecenate finanziatore del singolo istituto». Ma anche «le deleghe richieste dal Governo stesso che cancellerebbero senso e struttura degli Organi Collegiali e, con loro, quelle garanzie di partecipazione e democrazia che hanno caratterizzato storicamente il nostro sistema di istruzione in positivo».



È chiaro che la scuola deve rinnovarsi, afferma il volantino, ma «la riorganizzazione del nostro sistema scolastico deve favorire certo le eccellenze ma anche preoccuparsi di non lasciare nessuno indietro, solo perché meno fortunato».



A parte il fatto che governo e Pd in queste settimane - lo ha ribadito Renzi anche ieri, al festival dell’Unità di Bologna - già hanno fatto marcia indietro sulle funzioni che in precedenza intendevano attribuire al dirigente scolastico, sia in materia di valutazione dei docenti d’istituto, sia sulla pianificazione dell’offerta formativa, sia sulla chiamata nella pianta organica d’istituto dei docenti non assunti, ma abilitati nel costituendo (se resterà in piedi) albo regionale.



A parte questo, cari docenti, voi siete veramente convinti che una scuola migliore sia quella in cui tutti voi siete uguali, perché una valutazione seria affidata a terzi del vostro merito professionale e dei risultati ottenuti sarebbe una violazione della Costituzione? Pensate davvero che in uno Stato dalle finanza pubbliche esauste e a tassazione altissima, sia sbagliato prevedere agevolazioni fiscali ai privati che intendano scommettere proprie risorse sul miglioramento della scuola?



Siete davvero persuasi che occuparsi dei “meno fortunati” non lasciando nessuno indietro, sia antitetico e non contestuale al promuovere invece i migliori, sia tra gli studenti sia tra i docenti, offrendo loro migliori premi e migliori garanzie di scavalcare in carriera e retribuzione chi ha minori meriti? In che cosa, di grazia, i due obiettivi dovrebbero essere confliggenti, quando sono praticati con successo da decine di sistemi pubblici dell’istruzione dal Giappone alla Germania, dal Sud Corea alla Francia?



I sindacati hanno già ottenuto che sparisse l’ipotesi che gli scatti collegati alla valutazione di merito rappresentassero il 70% dei nuovi scatti retributivi, e gli scatti di anzianità sono stati integralmente restaurati. Restano 200 milioni di premi al merito ma senza toccare l’anzianità, e in più 500 euro a testa di carta-acquisti per ciascuno di voi. Considerate davvero che questa residuale riformicchia spezzi irreparabilmente l’eguaglianza dei pubblici dipendenti? E come la misuriamo, allora, la voglia d’impegnarsi e la passione a trasmettere il sapere che caratterizza migliaia e migliaia di voi tutti? Facendone un calderone unico, come vogliono i sindacati?



Lo sappiamo bene, ci sono due questioni drammaticamente serie. La prima è quella dell’assunzione di tutti i precari, e non solo dei 100 mila a cui si è ridotto i governo dopo averlo promesso per un anno a tutti. E il nuovo contratto della scuola, con la ripresa degli adeguamenti retributivi, che per anni sono stati interrotti come a tutto il pubblico impiego. Anche su questi due punti abbiamo le nostre idee che abbiamo più volte illustrato su queste colonne, ma non è un caso che nel volantino restino sullo sfondo, come se i sindacati avessero timore di esser accusati di volere solo assunzioni e soldi per tutti.



No, il cuore dello sciopero di domani riguarda un presunto “stravolgimento” della scuola piegata a logiche improprie di merito e competizione, per valutarli distintamente istituto per istituto e tra ciascuno di voi, per consentire alle risorse private di rivolgersi a chi ottiene i migliori risultati, per affidare ai dirigenti scolastici responsabilità sulle quali poter essere giudicati ancor più seriamente di ciascun docente, proprio al fine di poter far meglio ancora.



È una malintesa idea di eguaglianza a far chiedere al sindacato di scendere tutti in piazza. Per fermare il governo, per far capire a Renzi che i milioni di voti che girano attorno alla scuola italiana potrebbero tradirlo nelle prossime elezioni regionali. E Renzi ha risposto ieri a propria volta facendo leva in maniera non proprio nobile sui precari, replicando a gran voce che con la sua riforma in 100 mila verranno stabilizzati, senza invece resteranno pecari.

Noi la questione la vediamo diversamente. Come diceva Luigi Sturzo, due cose mancano alla scuola, mezzi e libertà: ma i mezzi senza libertà andrebbero sciupati, mentre la libertà procura i mezzi attraverso buoni risultati concreti che rende meglio evidenti, nella sua autonomia invece che nell’omologazione di programmi e professionalità standard. Mentre, come aggiungeva Woody Allen, i problemi di ogni ragazzo cominciano nella scuola, se finisce in una scuola per insegnanti disagiati.



Ecco, noi siamo convinti che molti tra voi, cari insegnanti, non siano rappresentati né dal ricatto «appoggiate la riforma se volete che almeno 100 mila precari entrino in ruolo», né in chi vi chiede di scioperare per una scuola in cui l’egualitarismo è l’unica parola d’ordine concepibile. Magari non ve la sentite di chiamarvi fuori in pubblico rispetto al duro scontro “prendere o lasciare” che oppone una finta riforma alla nostalgia del passato.

Eppure battervi per una scuola del merito comincerebbe proprio da un piccolo passo: se qualcuno, tra voi trovasse finalmente giusto dar voce pubblica al fatto che non vi piace né il finto merito della riforma né l’avversione al merito del sindacati, perché voi vorreste sul serio merito vero, misurato, premiato e riconosciuto come un nuovo pilastro della scuola italiana. Pensateci, oggi e domani.



Ultimo aggiornamento: 4 Maggio, 00:11

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