Riina minaccia don Ciotti:«Avrebbe potuto fare la fine di don Puglisi». Raffica di solidarietà

Domenica 31 Agosto 2014
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«Le minacce di Totò Riina dal carcere sono molto significative. Non sono infatti rivolte solo a Luigi Ciotti, ma a tutte le persone che in vent'anni di Libera si sono impegnate per la giustizia e la dignità del nostro Paese. Cittadini a tempo pieno, non a intermittenza». Lo dichiara il sacerdote commentando le intercettazioni del boss di Cosa Nostra. «Solo un 'noi', non mi stancherò di dirlo - prosegue don Ciotti - può opporsi alle mafie e alla corruzione. Libera è cosciente dei suoi limiti, dei suoi errori, delle sue fragilità, per questo ha sempre creduto nel fare insieme, creduto che in tanti possiamo fare quello che da soli è impossibile».



«Le mafie sanno fiutare il pericolo - prosegue - Sentono che l'insidia, oltre che dalle forze di polizia e da gran parte della magistratura, viene dalla ribellione delle coscienze, dalle comunità che rialzano la testa e non accettano più il fatalismo, la sottomissione, il silenzio». «Queste minacce - aggiunge don Ciotti tornando a parlare di Riina - sono la prova che questo impegno è incisivo, graffiante, gli toglie la terra da sotto i piedi». «Siamo al fianco dei famigliari delle vittime, di chi attende giustizia e verità, ma anche di chi - sottolinea - caduto nelle reti criminali, vuole voltare pagina, collaborare con la giustizia, scegliere la via dell'onestà e della dignità. Molti famigliari vanno nelle carceri minorili dove sono rinchiusi anche ragazzi affiliati alle cosche».



«Per me l'impegno contro la mafia è da sempre un atto di fedeltà al Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, delle violenze, al suo stare dalla parte delle vittime, dei poveri, degli esclusi. Al suo richiamarci a una 'fame e sete di giustizià che va vissuta a partire da qui, da questo mondo».Così don Luigi Ciotti.



«Riguardo don Puglisi, che Riina cita e a cui non oso paragonarmi perchè sono un uomo piccolo e fragile, un mafioso divenuto collaboratore di giustizia parlò di 'sacerdoti che interferisconò. Ecco io mi riconosco in questa Chiesa che 'interferisce'». Lo dichiara don Luigi Ciotti di cui nelle intercettazioni Riina dice: «questo prete è una stampa e una figura che somiglia a padre Puglisi».



«Un forte abbraccio don Luigi! All'inferno la mafia!. L'impegno di Don Luigi ci dice che per la lotta alla mafia non servono proclami o moralismi. Bensì ogni giorno, con un umile coraggio, serve condurre la battaglia per affermare i diritti dei più deboli e affermare la legalità con fatti concreti, che anche la politica deve compiere». Così Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà, su Twitter esprime la propria solidarietà al fondatore di Libera coop dopo le minacce di Riina.



«Totò Riina dal carcere di Opera ha fatto sapere che Don Ciotti non gli piace e che avrebbe potuto fare la fine di Don Puglisi. La notizia non sorprende perché la mafia non sopporta chi la contrasta non a colpi di retorica, ma con azioni quotidiane a tutela dello stato di diritto e del principio di legalità». Articolo 21 -affermano in una nota il direttore Stefano Corradino e il portavoce Giuseppe Giulietti- «è solidale con Don Ciotti e ritiene che il modo migliore per 'tutelarlò sia quello non solo di rafforzare i controlli e la vigilanza, ma anche quello di realizzare una sorta di 'scorta mediaticà capace di dare forza e sostegno a lui, a Libera e a quanti ogni giorno tentano di illuminare le zone dell'oscurità e del malaffare». «La circostanza - concludono Corradino e Giulietti - che anche queste dichiarazioni di Riina siano state ottenute solo grazie al metodo delle intercettazioni dovrebbe consigliare quanto meno una grande prudenza a chi pensa di limitarne l'uso e magari di proibirne in tutto o in parte la conoscenza alla pubblica opinione».
Ultimo aggiornamento: 2 Settembre, 08:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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