Omicidio Fanella: Giuliani, l'armiere dell'eversione romana al servizio dei fascisti

Mercoledì 10 Settembre 2014 di Sara Menafra
Talento organizzativo, tra i leader più temuti del cosiddetto spontaneismo armato degli anni ’70, convinto che nell’azione militare destra e sinistra dovessero abbandonare le differenze e agire insieme (e infatti allora come oggi ha più volte aiutato gli ex delle Brigate rosse).

È sempre stato un tipo strano Egidio Giuliani, nato a Sora nel 1955. Basti pensare che per i fatti commessi negli anni ’70 l’hanno condannato per tre bande armate diverse, caso più unico che raro. Una è quella legata ai Nar, anche se non ha mai fatto parte del gruppo stretto di Giusva Fioravanti. I magistrati di Bologna l’hanno condannato perché si sarebbe incaricato di gestire le armi dell’organizzazione e avrebbe coinvolto alcuni del gruppo nel riciclaggio di una rapina dal valore di 4 miliardi di lire. Poi c’è la sua banda personale e infine Costruiamo l’azione, Cla, gruppo cresciuto attorno all’omonima rivista del “professore” Sergio Calore.



L’unico vero e proprio fatto di sangue sulla sua fedina penale è l’aggressione nel carcere di Novara all’ordinovista Franco Freda, sfregiato durante l’ora d’aria nell’ambito di una sorta di campagna contro i vecchi leader. Valerio Fioravanti non si fidava del tutto di quelle idee sulle azioni trasversali, anche se non poteva far a meno del talento organizzativo di Giuliani: «Il gruppo romano di Egidio Giuliani - dirà a verbale - non si definiva più fascista ma rivoluzionario».



LA RAPINA

A rileggere il suo curriculum saltano agli occhi soprattutto le similitudini tra il passato e i comportamenti degli ultimi anni. L’8 ottobre del 1979 organizza un sequestro con rapina molto simile a quello finito male lo scorso 3 luglio contro il cassiere di Mokbel Silvio Fanella: fingendo anche in quel caso un controllo di polizia, con un piccolo commando sequestra in casa il grossista di gioielli libico Mordechai Fadlun, portando via 150 chili di oro e pietre preziose. La sua fetta del bottino gli serve per comprare una stampante per falsificare i documenti e intestarsi un’agenzia pubblicitaria.



L’anno prima aveva organizzato un’altra azione, che l’aveva consacrato tra i leader della destra armata di quegli anni. Grazie alla professione di tecnico informatico, è il basista al Ced del ministero dei trasporti il 3 dicembre del 1978, quando un gruppo di fuoco distrugge il cervellone informatico dell’azienda in cui lavora Giuliani e ruba ottomilacinquecento patenti di guida insieme a tredicimila libretti di circolazione. L’azione sarà rivendicata da una sigla di sinistra con un logo di destra, proveniente dalle pagine di Costruiamo l’azione.



LOGISTICA CLANDESTINA

Come racconta Ugo Maria Tassinari nel suo libro Fascisteria e nel blog di oggi, L’Alterugo, l’organizzazione “personale” di Giuliani è una sorta di agenzia di servizi «specializzata nella logistica della clandestinità». Tiene le armi per i Nar ma si occupa anche di aiutare gli estremisti di sinistra: fornisce i documenti per l’espatrio a Fabrizio Panzieri, complice dell’omicidio di Mikis Manatakas e al suo braccio destro Roberto Martelli, entrambi delle Unità comuniste combattenti. Aiuta il killer di Prima linea Michele Viscardi, ferito nel corso di un conflitto a fuoco con i carabinieri. Nell’81, quando è già in carcere, in cella con l’ordinovista Pierluigi Concutelli, l’ex compagna lo accusa di aver costruito il silenziatore per l’omicidio di Valerio Verbano. Un’ipotesi che non fu mai provata. Ultimo aggiornamento: 09:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA