Infermiera "killer", capo procura di Ravenna: «Indagini su 93 morti sospette in clinica»

Sabato 29 Novembre 2014 di Riccardo Tagliapietra

«Tra il 2012 e il 2014 sono stati 93 i pazienti in cura all’ospedale di Lugo morti durante i turni di Daniela Poggiali. E su questo stiamo indagando». A spiegarlo al Messaggero.it è il capo della procura di Ravenna, Alessandro Mancini.

93 morti sospette. Sono i dati forniti dall’ospedale agli investigatori che hanno percorso a ritroso i turni dell’infermiera, in carcere dal 10 ottobre, accusata della morte, avvenuta in aprile, di una 78enne alla quale avrebbe iniettato del potassio.

Il procuratore capo. «Un dato matematico, statistico», precisa Mancini. «Decessi sospetti - aggiunge - sui quali la procura ha disposto una cosulenza tecnica medico statistica per interpretare i dati in modo conforme al dettato medico legale».

Indagini anche su altri infermieri. Non esiste ancora, allo stato, una correlazione tra il numero di decessi, ed eventuali responsabilità dell’infermiera. «Il più vicino dei suo colleghi - ha aggiunto il procuratore - suoi colleghi si ferma al dato di 45 decessi. Per tutti gli altri infermieri la statistica si ferma a 30 morti. Non abbiamo la prova che questi pazienti siano stati assassinati, ma 93 è un numero preoccupante». Le indagini quindi stanno toccando anche altri dipendenti dell'ospedale di Lugo, un atto dovuto - dicono dalla procura - per comprendere fino in fondo quanto potrebbe essere accaduto tra il 2012 e il 2014.

Delirio onnipotenza. Nelle relazioni disposte dal magistrato si legge del «senso di onnipotenza» dell’infermiera che la faceva sentire in grado di fare tutto quello che voleva. «Si sentiva onnipotente come un Dio».

Esito perizia a breve. L’esito della consulenza tecnica d'ufficio sarà «a breve», dopo di che l’indagine sarà definitivamente conclusa, dice il procuratore. «Confido entro il mese di dicembre la chiusura della consulenza - ha spiegato Mancini - Entro i primi di gennaio saremo già in grado di formulare un’imputazione definitiva e fare le nostre richieste». Non bisogna dimenticare, va avanti Mancini «che c’è una persona in stato di detenzione da due mesi e che la sua posizione va chiarita il prima possibile».

Il selfie incriminato. In un selfie pubblicato nei giorni scorsi l’infermiera è ritratta mentre faceva gesti di scherno nei confronti dell'anziana che si presume fosse morta: secondo i suoi legali invece stava solo dormendo. Le immagini sono state scattate in gennaio da una giovane collega della Poggiali, che poi gliele ha girate via Whatsapp. Le foto, per le quali l'infermiera è accusata di vilipendio di cadavere, sono costate ad entrambe il licenziamento, impugnato dall’avvocato della Poggiali davanti al giudice del lavoro.

Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 21:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA