Ebola, ministero Salute: falsi allarmi in Italia. Disdette a Lampedusa, isola chiederà danni per bufala sul web

Domenica 10 Agosto 2014
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Anche in Italia ci sono stati alcuni allarmi per possibili casi di Ebola, che si sono rivelati infondati. Lo afferma il ministero della Salute in una nota. «In queste ultime ore le strutture del Sistema Sanitario Nazionale, in collaborazione con gli uffici ministeriali e con l'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani, hanno gestito alcune segnalazioni di possibili casi di importazione di malattia di Ebola - scrive il ministero - poi non confermate dalle analisi svolte». Per le procedure, sottolinea il comunicato, sono stati applicati i protocolli stabiliti nelle circolari diramate a suo tempo dal Ministero. «Tutte le strutture sanitarie di frontiera e di ricovero continuano a vigilare costantemente - spiega la nota - pur nella consapevolezza che la situazione per quanto riguarda l'Italia e l'Europa resta assolutamente sotto controllo. L'individuazione dei casi sospetti - sottolinea il comunicato - dimostra l'efficacia della vigilanza italiana».

Disdette a Lampedusa per Bufala sul web. Chiederanno dieci milioni di euro di risarcimento le associazioni del territorio di Lampedusa e Linosa e in particolare la ''Comunità di Lampedusa'', l'associazione Federalberghi e il consorzio albergatori, dopo «l'ennesima diffusione di false notizie denigratorie e allarmistiche che riguarderebbero il suo territorio». La falsa notizia circolata su facebook dei casi di ebola registrati nell'isola di Lampedusa, il cui autore è stato scoperto e denunciato dalla polizia postale, aveva avuto 26 mila condivisioni e un'immediata reazione turistica negativa con una pioggia di disdette arrivate alle strutture alberghiere. Per questo le associazioni hanno deciso di muovere un'azione giudiziale civile e penale. «A fronte di una popolazione che da più di un decennio si è spesa in termini di accoglienza e solidarietà dinanzi al gravissimo flusso migratorio - dice il presidente Giovanni Damiamo Lombardo, di Federalberghi isole Pelagie - c'è un'identificazione degli aspetti negativi del fenomeno con l'isola di Lampedusa e Linosa. L'ennesima bufala che ha trovato un'irresponsabile cassa di risonanza sui social network rappresenta l'ennesimo attentato alla fragile economia di questo territorio già provato».

Paziente zero. È un bambino di due anni che è morto il 6 dicembre a Guèckèdou, al confine tra Guinea, Sierra Leone e Liberia, il ''paziente zero'' dell'epidemia di Ebola che ha colpito l'Africa. Lo afferma il New York Times, citando ricercatori impegnati sul campo. Secondo la ricostruzione degli esperti dopo una settimana è morta la madre del bimbo, quindi la sorella di tre anni e in seguito la nonna. Tutti avevano febbre, vomito e diarrea. Due persone presenti al funerale della nonna hanno poi portato il virus nel proprio villaggio - scrive il quotidiano -, un infermiere a sua volta lo ha portato in un altro, dove è morto, così come il suo dottore. A loro volta questi casi ne hanno generati altri in altri villaggi. Nel momento in cui l'epidemia è stata riconosciuta, a marzo, dozzine di persone erano morte in otto comunità in Guinea, e casi sospetti stavano già emergendo in Liberia e Sierra Leone.

Quarantena. Un nigeriano 31enne, sospettato di aver contratto il virus di ebola, è stato messo in quarantena a Hong Kong. I testi di verifica sono però risultati negativi.

L'epidemia del virus Ebola in Liberia ha completamente travolto il sistema sanitario che sta «cadendo a pezzi». È quanto denuncia alla Bbc la coordinatrice in Liberia di Medecins sans Frontieres (Msf), Lindis Hurum, che afferma che le cifre ufficiali fornite dalle autorità locali «sottostimano la realtà» della situazione. «Le nostre capacità sono tirate al limite», dice Hurum, riferendo che nella capitale Monrovia cinque dei maggiori ospedali sono rimasti chiusi per oltre una settimana e «alcuni hanno iniziato a riaprire, ma ci sono altri ospedali in altre zone che vengono abbandonati dal personale». Finora, circa 1.000 persone sono morte e 1.800 sono rimaste infettate dal virus in Africa Occidentale.

Marmaci Usa. Tre centri per la produzione di massa di emergenza di medicinali negli Usa hanno assicurato la loro disponibilità ad intervenire per produrre vaccini contro Ebola, se il governo federale lo chiederà. Brett Giroir, dirigente del Texas A&M Science Center, uno dei tre centri, ha detto in una intervista online che gli impianti sono pronti e possono entrare in produzione in qualsiasi momento, appena arriva la richiesta. Insieme i tre centri AMD (Advanced Developmente and Manifacturing), possono attualmente produrre fino 50 milioni di dosi di vaccini anti-influenzali in tre mesi. «Ma visto che il trattamento di Ebola - ha aggiunto Giroir - non dovrebbe richiedere numeri così grandi, siamo piuttosto fiduciosi di poter soddisfare le richieste del governo, quando verranno fatte. Noi siamo pronti, il governo può chiamarci in qualsiasi momento».

Attualmente sono tre i trattamenti che hanno mostrato qualche risultato nel trattamento del virus Ebola, ZMapp,è stato usato sui due missionari statunitensi rimpatriati dopo l'infezione e che dovrebbe essere usato anche con lo spagnolo infetto, il vaccino prodotto dalla Profectus BioSciences, che ha dato risultati soddisfacenti sulle scimmie ma non è mai stato sperimentato sull'uomo, e una terapia basata su piccoli frammenti di Rna che si legano al virus impedendogli la replicazione, che ha appena ricevuto il via dalla FDA per i test sull'uomo.

Ultimo aggiornamento: 11 Agosto, 17:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA