Scuola, i nuovi insegnanti obbligati a conoscere l’inglese e l’informatica

Lunedì 5 Gennaio 2015 di Camilla Mozzetti
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L'agenda di governo riparte dalla scuola. Ieri, a palazzo Chigi il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha incontrato il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini e il sottosegretario, Davide Faraone.



A suon di cinguettii, twittati dai tre sul social network, i compiti sono inequivocabili: «Da qui a febbraio scriveremo i testi, il decreto e il disegno di legge», spiega il presidente del Consiglio, in un video pubblicato sul sito del governo e sul suo profilo Facebook. «Se riparte la scuola, riparte l'Italia. Ci stiamo credendo e investendo, sarà entusiasmante - conclude Renzi - che diventi la più grande riforma dal basso mai fatta in un Paese europeo».



Sul tavolo, dunque, ieri pomeriggio le carte riassuntive del piano di riforma, che l'esecutivo intende portare a dama nella seconda metà di febbraio e comunque non prima del 20. A esser tirate fuori, da cartelle plastificate, poi, anche le ultime consultazioni popolari, di docenti, presidi, genitori e studenti su quelle oltre 130 pagine che compongono la bozza di riforma. Gli obiettivi restano gli stessi e le priorità riguardano il piano d'assunzione per i 149mila docenti precari delle graduatorie a esaurimento - un piano “perfettibile”, come puntualizza Faraone -, l'organico funzionale, l'eliminazione dei supplenti e la valutazione dei professori.



I PRECARI

Ma è proprio sui docenti precari, inseriti nella Gae, che si concentra l'attenzione nel primo confronto del governo dopo lo stop natalizio. I riflettori sono puntati su quei 149mila precari - che potrebbero forse essere qualcuno in meno alla conta finale dei fatti - e in questi giorni, che precedono la redazione del decreto legge, potrebbero, inoltre, essere apportati dei minimi correttivi al capitolo che li riguarda. I futuri assunti, come sentenzia la legge, dovranno, a partire dai primi inserimenti previsti a settembre, sostenere un anno di prova prima di essere confermati di ruolo. Ma questo non sembra bastare, perché quei docenti potrebbero passare dall'altra parte della cattedra ed essere chiamati a vestire gli abiti degli alunni.



A loro, il compito di frequentare dei corsi di aggiornamento, soprattutto in inglese e informatica, qualora si palesassero delle mancanze cognitive con i nuovi strumenti della didattica e con la padronanza di quella lingua straniera parlata al meglio, da studenti e docenti, in tutta Europa fuorché in Italia. Perché, come spiega il sottosegretario Faraone, «l'anno di prova diventerà una cosa seria».



LE ALTRE PRIORITÀ

Per il resto l'impianto della riforma resta quello originario. «Uno degli elementi qualificanti - puntualizza il sottosegretario - riguarderà certamente la valutazione, che sarà formulata solo sul merito mentre gli scatti d'anzianità riguarderanno una parte minima del giudizio». «Il mestiere dell'insegnante e il comparto dell'istruzione richiedono anche investimenti economici - prosegue - 4 miliardi di euro saranno destinati all'edilizia scolastica, altrettanti al piano d'assunzioni e al funzionamento della riforma, pensiamo già di incrementare, da quest'anno, il Mof (i progetti per il miglioramento dell'offerta formativa)».



Seguono, poi, secondo il disegno, la cancellazione dei supplenti e la formazione dell'organico funzionale «con docenti non di serie B ma che si occuperanno di far funzionare la scuola». E sono questi gli argomenti che rientreranno nel decreto previsto entro febbraio.

Poi c'è l'altra parte del piano, che riguarda il miglioramento della didattica. «Stiamo ragionando se accompagnarla - conclude Faraone - al decreto o elaborare successivamente una legge delega, riconducibile agli altri capitoli come l'insegnamento della musica, dell'inglese, l'alternanza scuola-lavoro, e un 13esimo capitolo, che potrebbe aggiungersi, riguardante gli studenti stranieri residenti però in Italia». Ultimo aggiornamento: 7 Gennaio, 16:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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