Fiumicino, spariti 35 algerini all'aeroporto in piena allerta terrorismo: come loro decine di nordafricani

Fiumicino, spariti 35 algerini all'aeroporto in piena allerta terrorismo: come loro decine di nordafricani
di Alessia Marani
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Mercoledì 1 Ottobre 2014, 23:08 - Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre, 00:13

Spariti. Scomparsi ai “radar” di Digos e intelligence. Uomini invisibili che una volta atterrati all’aeroporto internazionale di Fiumicino fanno perdere ogni traccia di se nella Capitale: mai una richiesta di documenti, passaporti, mai intercettati all’Ufficio stranieri della Questura.

Si tratta di decine di cittadini algerini, di cui nessuno conosce la reale identità, approdati al Leonardo da Vinci facendo scalo dalle tratte in provenienza da Algeri o da Istanbul, Turchia. Solo nel mese di settembre, in piena allerta terrorismo dopo le minacce dell’Isis a Roma cuore della cristianità, ne sono scomparsi trentacinque. C’erano all’imbarco, inghiottiti nel nulla ai gate d’arrivo.

LA DENUNCIA

La denuncia è piombata ieri mattina nel corso di un’accesa assemblea dei poliziotti della Polaria, convocata dai sindacalisti della Consap a Fiumicino e che ha visto una partecipazione massiccia degli agenti che hanno così svelato i nodi non ancora risolti della security al segretario generale Giorgio Innocenzi e al vicepresidente, ex aeroportuale, Giuseppe Di Niro. Chiedendo l’intervento del Capo della Polizia, Alessandro Pansa. Ed ecco, a un certo punto, esplodere il caso della “sparizione degli algerini”.

In pratica, appena l’aereo atterra, il portellone si apre, gli stranieri mettono piede al suolo ed ecco che scappano, di corsa. Non salgono sulle navette che portano i passeggeri in aerostazione. Anzi, alcuni di loro sarebbero stati notati indossare frettolosamente le tute del tipo utilizzate dal personale aeroportuale di terra per confondersi con gli operatori che scaricano i bagagli e varcare così le uscite in tutta tranquillità. Altri avrebbero raggiunto i confini aeroportuali, scavalcando le recinzioni.

IL SISTEMA

Un sistema, dunque, ben organizzato e collaudato, alternativo ai barconi della fortuna. Con evidenti complicità al momento della partenza, quando gli stranieri vengono imbarcati con documenti incompleti o taroccati. Di quali profili sia composta le nebulosa dei fuggitivi è difficile sapere. «È più facile immaginare che le strane sparizioni di Fiumicino siano legate al traffico umano dell’immigrazione clandestina o alla malavita organizzata, magari legata ai movimenti di droga - afferma Andrea Margelletti, presidente del CeSi, Centro studi internazionali - ma visto che i tempi che corrono ci dicono di essere molto prudenti, nulla è da escludere».

Nei giorni scorsi un quotidiano francese avrebbe additato i poliziotti romani per avere usato le maniere forti contro uno degli algerini che ha tentato la fuga, riacciuffato in extremis. Con tanto di proteste del console algerino. Pronte le repliche seccate degli agenti, «già alle prese con un superlavoro in un momento di alta tensione internazionale, in cui il fronte algerino appare più che mai caldo», come hanno fatto notare i sindacalisti durante l’incontro.

Del resto è del 24 settembre la decapitazione a 110 chilometri a est di Algeri del turista francese Hervè Goudel, finito nelle mani dei tagliagola del gruppo Jund Al-Khilafa, i “soldati del Califfato” transfughi del Gspc (il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento) per sostenere i jihadisti dell’Isis.

E i servizi segreti algerini hanno già schedato a partire da quest’estate circa 130 persone dirette, dopo essere state formate in Siria e in Iraq, in Europa per portare il verbo della Jihad. Il 3 settembre 2009 all’Esquilino, quartiere del melting-pot capitolino, la Digos sorprese e arrestò un algerino di 44 anni, terrorista appartenente al Gia, Gruppo islamico armato. E le rotte dell’immigrazione clandestina, ora hanno escogitato anche questo nuovo sistema per mettere piede in Occidente. Intanto, però, c’è una buona nuova: nei prossimi giorni a Fiumicino arriveranno i primi rinforzi, quaranta agenti in più che potranno dare man forte nella lotta all’antiterrorismo.

E-GATE

Sott’accusa in assemblea è finito anche il sistema E-gate di lettura automatica dei passaporti operante ai varchi extra-Schengen: ne legge fino a quattro contemporaneamente, peccato però che non sia in grado di codificare nomi e cognomi con apostrofi e accenti, col rischio concreto che un “segnalato” possa sfuggire al controllo.