Ancona, bimbo morì in un dirupo non segnalato, piccolo Comune condannato a pagare 2 milioni

Giovedì 17 Settembre 2015 di Rosalba Emiliozzi
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Amos Guzzini
OFFAGNA - Due milioni e 200 mila euro. A tanto ammonta il danno da risarcire, compresi gli interessi, per il decesso del piccolo Amos Guzzini, 7 anni, caduto in una trappola mortale, nascosta tra l'asfalto e un muretto, lungo via Martin Luter King, nel piccolo paese di Offagna, comune di 1.800 abitanti nell'Anconetano.



Uno strapiombo non segnalato dove il bambino è precipitato finendo con il viso sulla recinzione acuminata di una casa sottostante. Il ferro gli trapassò il volto, morì dopo cinque giorni di agonia, il 9 giugno del 1997. La sua storia commosse tutta la comunità. Ed è diventata un lungo e complicato caso giudiziario.



Ora, dopo diciotto anni, arriva la sentenza di condanna in sede civile. Il giudice Maria Teresa Omenetti del Tribunale di Ancona ha deciso le responsabilità e l'entità del danno che in totale ammonta a più di due milioni di euro. Ad essere risarciti, dice il giudice, devono essere la madre Maria Cristina Lucarelli di Osimo, il padre Sandro Guzzini, anche lui residente ad Osimo, i nonni e le due sorelle, Noemi e Ambra.



Il giudice ha individuato come corresponsabili in solido: il comune di Offagna, il geometra comunale Massimo Favillo, allora capo dell'ufficio tecnico, l'ex sindaco Giancarlo Santilli, il proprietario della lottizzazione Sandro Vignoni e, nei limiti del massimale garantito l'Assicurazione Fondiaria Sai. Per la famiglia è un barlume di giustizia dopo anni di dolore e attesa. «Siamo soddisfatti di questa sentenza anche se arriva dopo 18 anni ed è stata segnata dalla mancata volontà del Comune di Offagna di raggiungere un accordo, come più volte proposto - dice l'avvocato Maurizia Alessandra Sacchi che con il collega Andrea Natalini ha seguito il lungo iter penale e civile per conto della famiglia del bambino - Con la condanna in sede civile il Comune sarà ora obbligato a pagare un milione di euro in più, soldi che potevano essere risparmiati se l'amministrazione comunale avesse provveduto subito al risarcimento e, magari, avesse stipulato un'assicurazione congrua. Un danno erarialie notevole, per questo stiamo valutando anche la possibilità di un esposto alla Corte dei Conti».



La setenza poggia sulla pericolosità di quel tratto di strada, che «i residenti avevano segnalato più volte al Comune, ma nessuno aveva provveduto a transennarla e indicarne le insidie con un cartello», riferisce l'avvocato Sacchi. Poi c'è il lato umano. «Nessuno ha mai chiesto scusa alla famiglia, anzi si sono accaniti nei confronti della madre, accusata di una mancata vigilanza che invece è stata ssolutamente esclusa con sentenza motivata - conclude l'avvocato Sacchi - questo per tentare di diminuire le loro responsabilità, senza riuscirci».



Per il piccolo Amos Guzzini, che quel giorno giocava in bicicletta con gli amichetti lungo la via, quel dirupo nascosto dalle sterpaglie fu un volo verso la morte, sotto gli occhi della mamma che lo stava guardando dalla porta di casa. Per la famiglia del bambino l'iter giudiziario è stato un calvario di ricordi che ha dovuto fare i conti con una lunga fase penale, che in primo grado aveva assolto tutti gli imputati, sentenza ribaltata da ben due Corti di Appello e dalla Cassazione. Alla fine la prescrizione ha lavato via soli i reati penali, ma la suprema corte ha fissato «la statuizione» degli effetti civili, cioè al di là della prescrizione dei reati penali restava e resta in piedi la responsabilità del danno in capo alla pubblica amministrazione e ai pubblici dipendenti. Il piccolo Comune rischia il dissesto, le sue entrate annuali non superano 1,7 milioni. Annunciato appello. Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 00:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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