I nuovi pericoli del Mediterraneo: attenzione a cubomeduse, pesci palla, pietra e scorpione

Luned├Č 10 Febbraio 2014
Una cubomedusa

LATINA - Se fino ad oggi fare il bagno nel mar Tirreno comportava il rischio di calpestare una trascina, da adesso in poi, i rischi si chiamano Pesce Scorpione, Pesce Palla, Pesce Pietra o la Cubomedusa. Il professor Adriano Madonna, biologo marino presso il laboratorio di endocrinologia comparata dell'UniversitÓ Federico II di Napoli e professore di biologia e Scienze ambientali all'I.T.S. di Gaeta, studia il fenomeno delle specie aliene nel Mar Mediterraneo e in particolare lungo le coste laziali e campane. ┬źSi tratta di specie ittiche che arrivano lungo le nostre coste dagli oceani grazie all'intervento dell'uomo e che sempre pi├╣ riescono a sopravvivere in questi ambienti non tipicamente loro grazie al riscaldamento dei mari - afferma l'esperto - Abbiamo calcolato che negli ultimi dieci anni, grazie

all'effetto serra, la temperatura media del Mediterraneo ├Ę aumentata di un grado e che la velocit├á del riscaldamento ├Ę aumentata. Specie ittiche di mari pi├╣ caldi, a volte anche pericolose, entrando dal canale di Suez o viaggiando nelle acque di sentina delle navi, arrivate nei nostri

porti un tempo morivano perch├ę non trovavano le condizioni climatiche adatte che oggi, invece, si sono create e, quindi sopravvivono┬╗.

┬źDi Pesci Palla, per esempio, nel sono stati pescati nel Golfo di Gaeta e in quello di Napoli. La particolarit├á di questo pesce st├á nella sua tossicit├á - continua Madonna - Se non lo si riconosce e venisse scambiato per uno scorfano finendo in una zuppa, le sue tossine sarebbero letali per chi la dovesse mangiare. Calpestare un Pesce Scorpione e un Pesce Pietra ├Ę ben diverso che calpestare una trascina. Sono dotati di aculei che iniettano tossine letali, quindi molto pericolose. Entrambi Sono stati avvistati per lo pi├╣ lungo le coste africane e al massimo a Lampedusa┬╗.

Ci sono poi le meduse, ed una in particolare, la

cubomedusa. ┬ź├ł una specie oceanica che ormai da qualche anno si ├Ę stabilizzata nei nostri mari - spiega l'esperto - Produce tossine che provocano un forte shock anafilattico. Io stesso ne ho fotografata una al largo di Sperlonga. Il nostro lavoro ├Ę quello di studiarli e capire se il loro dna si sta modificando per

tentare di adattarsi a questi nuovi ambienti. Stiamo organizzando una serie di work shop per cercare di preparare i pescatori a questi cambiamenti e stiamo creando lungo le coste una serie di stazioni di monitoraggio, vere e proprie vedette del pescato, che segnalino la presenza di pesce alieno┬╗.

Non ├Ę un allarme, ma un prestare attenzione ai cambiamenti. ┬źDa qui a qualche anno ne vedremo delle belle - dichiara ancora il biologo - Non c'├Ę da avere paura ma ├Ę necessario prepararsi affinch├ę questi cambiamenti non ci trovino impreparati. Dai tempi di Ulisse ad oggi il nostro mare ├Ę cambiato e

dobbiamo adattarci a questi cambiamenti┬╗.

Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio, 11:40

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