La Bce: Italia a rischio deficit
allarme di Draghi: ripresa acerba

Venerdì 13 Settembre 2013 di Giusy Franzese
ROMA - La Bce lancia un allarme sui nostri conti pubblici: c’è il rischio che l’Italia non riuscirà a restare sotto il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil. E anche il Fondo Monetario internazionale non nasconde preoccupazioni: «È importante che l’Italia mantenga i progressi messi a segno». Per ora si tratta solo di allerta, ma che ci fanno capire come il faro delle principali istituzioni internazionali sui nostri conti pubblici non si è mai spento, nemmeno dopo la chiusura del procedimento Ue di infrazione per deficit eccessivo. E se l’Fmi guarda alle fibrillazioni della maggioranza che sostiene il governo, l’Eurotower punta l’attenzione su dati più specifici: il peggioramento del fabbisogno finanziario cumulato. A luglio - ricorda il bollettino - ammontava a 51 miliardi di euro (3,3% del Pil), ad agosto si è arrivati a oltre 60 miliardi, quasi il doppio dello stesso periodo del 2012. Tale «peggioramento, dovuto soprattutto all’erogazione di sostegno al settore finanziario e al rimborso di arretrati, mette in risalto i rischi crescenti per il conseguimento dell’obiettivo di disavanzo delle amministrazioni pubbliche nel 2013 (2,9% del Pil)» si legge nel bollettino Bce. Che ricorda anche come ulteriori appesantimenti potrebbero derivare dalle misure prese sull’Imu e i rinvii sull’Iva.



A cercare di tranquillizzare Francoforte ci prova il ministro del Welfare, Enrico Giovannini: «I rischi sono ben chiari, le preoccupazioni della Bce sono condivise dal governo. Per questo abbiamo introdotto clausole di salvaguardia e c’è un monitoraggio strettissimo sul 2013». Anche Stefano Fassina, viceministro all’Economia, ribadisce l’impegno del governo a rispettare gli impegni sul deficit. «Stiamo facendo tutti gli sforzi necessari» assicura.



RIPRESA FRAGILE

Naturalmente la lente di ingrandimento di Francoforte non sta scandagliando solo il bilancio italiano. Anche altri Paesi - in questo caso per effetto delle deroghe sulle scadenze degli impegni sul risanamento concesse dall’Ue - vedono «accrescere i rischi per la sostenibilità delle finanze pubbliche». Spagna e Portogallo in prima linea. Per cui la Bce ribadisce il suo mantra: «È necessario che i paesi dell’area euro continuino a portare avanti il proprio programma di riforme. I governi non dovrebbero vanificare gli sforzi già compiuti allo scopo di ridurre il disavanzo pubblico e riportare il rapporto debito/Pil su un percorso discendente». Anche perché è vero che la recessione nell’Eurozona finalmente sta per diventare un bruttissimo ricordo: la Bce prevede un calo del Pil dello 0,4% nel 2013 e una crescita dell’1% nel 2014. Ma la ripresa sarà «graduale», l’occupazione resta alta e il recupero del Pil sarà «lento». Meglio non entusiasmarsi troppo, quindi. Siamo di fronte a «germogli molto molto verdi» tiene a sottolineare il presidente Mario Draghi.



E lo stesso bollettino - confermando la cautela sui segnali di miglioramento - ricorda che «finché necessario» continuerà l’«orientamento accomodante della politica monetaria». I tassi resteranno bassi ancora a lungo, di certo questo non è il momento di rendere più oneroso il costo del denaro. Tra l’altro, come è noto, in alcuni Paesi la ripresa sarà ancora più fragile. E l’Italia resta tra quelli con il fiatone grosso. La riprova arriva dagli ultimi dati Istat sulla produzione industriale: a luglio scorso ha fatto registrare ancora un pesante calo, -1,1% rispetto a giugno, -4,3% su base annua. Per il ministro Giovannini, il dato «è peggiore delle attese». Nessuno stupore invece in Cgil, dove il numero uno Susanna Camusso avverte: «Parlare di ripresa è immotivato. Basta temporeggiare sulle strategie per invertire la tendenza». Ultimo aggiornamento: 09:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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