Viterbo si scopre roccaforte della Lega al sud. Il sindaco: «Non mi ricandido»

Da città dei Papi a Stalingrado leghista del Centro-Sud. Benvenuti a Viterbo, dove il partito di Salvini è esploso: 19%, secondo dietro al M5S, prima forza di un centrodestra al 40%. Il sindaco Leonardo Michelini, eletto cinque anni fa con una coalizione di centrosinistra, allarga le braccia: «Eppure in consiglio non abbiamo nemmeno un eletto con la Lega. Di sicuro un pezzo di mondo moderato che mi votò nel 2013 alle politiche ha scelto Salvini».

Il sindaco nel dubbio, in vista della prossima primavera, mette le mani avanti: «Non mi ricandiderò - dice - cinque anni sono sufficienti». L'avanzata del fu partito lumbard si spiega anche qui con i soliti modi: immigrazione e crisi. Anche se i rifugiati nel capoluogo della Tuscia sono meno di mille e la crisi, quella sì, rantola come al Sud, basta specchiarsi tra le vetrine vuote del centro.

Se poi a questo scenario si sommano i voti leghisti a quelli di CasaPound (4%) si capisce la mutazione antropologica di una città che ha visto regnare per venti anni il dem Giuseppe Fioroni, che dalla scorsa domenica è rimasto fuori dal Parlamento.

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