Verona, accendono un braciere per scaldarsi in casa: morti due giovani, salve per miracolo due ragazze

Sono passati dal sonno alla morte senza accorgersene, avvelenati dal monossido di carbonio prodotto da un braciere acceso nella casa di vacanza dove avevano festeggiato la fine d'anno, sul Monte Baldo. Luca Bortolaso e Alex Ferrari, due 21enni vicentini, sono stati trovati privi di vita nella loro stanza da due amiche con le quali condividevano la vacanza, salve perchè dormivano in un'altra camera, con una stufa elettrica. Una fine tragica quella dei due ragazzi veneti, l'incidente più grave tra i numerosi causati dal monossido negli ultimi due giorni: 4 le vittime.

Oltre ai due giovani in Veneto, un morto a Cuneo e un altro a Ventimiglia, oltre ad una decina di intossicati, 7 di questi a Bologna, un'intera famiglia filippina. Per Luca Bortolaso e Alex Ferrari, studenti residenti nel vicentino, è stata fatale l'accensione di un braciere in camera da letto, la notte scorsa, per ripararsi dal freddo. Al risveglio le loro due amiche hanno sentito uno strano odore provenire dalla camera dei ragazzi, e li hanno scoperti esanimi, uccisi dal monossido. Il gruppo doveva prolungare la vacanza fino all'Epifania. Erano andati a letto alle 4 del mattino; i due giovani in una piccola cameretta, al centro della quale avevano posato un secchio riempito di braci. In breve la stanza si è saturata, e per i due 21enni non c'è stato scampo. Alex e Luca, come scrivevano nei rispettivi profili Facebook, erano legati sentimentalmente da più di un anno. Una storia d'amore che raccontavano sul social network anche con romantiche foto.

Il gas "invisibile" è stato letale anche per un commerciante in pensione di Cuneo, di 67 anni, trovato morto nel pomeriggio in un appartamento nel centro della città, in corso Dante. Anche qui la causa più probabile è l'avvelenamento da monossido, prodotto da un impianto di riscaldamento. Stessa fine era toccata ieri a Ventimiglia ad Alberto Bellasio, un 77enne, di Torino, che ha trovato la morte in un appartamento di corso Montecarlo, dove trascorreva le vacanze di fine dell'anno assieme alla moglie, Patrizia Biamonti, 69 anni. L'avvelenamento in questo caso sarebbe stato dovuto alla rottura del condotto di scarico di un termoconvertitore a gas, che ha riempito di monossido l'alloggio.

A scoprire il fatto sono stati alcuni amici di famiglia, con i quali avevano appuntamento, e che non vedendo la coppia si sono presentati nella casa, aprendo la porta con una copia delle chiavi. Marito e moglie sono stati trovati stesi sul letto, con il cane moribondo. L'uomo era già morto. La donna si è salvata, e oggi è stata trasferita in camera iperbarica a Genova. Strage solo sfiorata invece a Bologna, dove un'intera famiglia di filippini - sette persone, tra cui 4 minori - è finita in ospedale per il monossido scaturito da un braciere lasciato acceso per difendersi dal freddo, perchè il riscaldamento del loro appartamento, in zona Arcoveggio, non funzionava bene. L'hanno scampata grazie all'allarme dato da una di loro ai Vigili del fuoco e al 118, accorsi poco dopo mezzanotte. Nell'alloggio i soccorritori hanno trovato una donna di 38 anni con i suoi quattro figli (due adolescenti e due molto piccoli) e i nonni paterni dei bambini. Sono stati questi ultimi, lui 64 anni e lei 60, a respirare più monossido: per entrambi è stato necessario un trattamento in camera iperbarica, a Ravenna, ma le loro condizioni non sono preoccupanti.

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