Una passata di pomodoro per cancellare l'enorme scritta DUX sul monte Giano visibile anche da Roma

Una “passata” di pomodoro per imbrattare una delle pagine più roboanti della storia patria in fatto di propaganda. Il crudele cinismo della cronaca e la tragicomica sbadataggine dell’umano agire richiedono a questo punto un nome e un cognome da additare ai posteri: chi ha perso il controllo del fuocherello che si è poi trasformato nel rogo devastatore della gigantesca scritta DUX sul monte Giano ad Antrodoco, nel Reatino?

In cenere quella scritta vasta 8 ettari, come 12 campi da rugby, che si vede (si vedeva) nelle giornate senza foschia anche da Roma, a 90 chilometri di distanza. Nitidissima quando le nevicate favoriscono il contrasto fra il terreno bianco e lo scuro delle lettere. Suona talmente ridicola che sarà senz’altro vera la storia del pentolone in cui hanno sobbollito per ore i pomodori in attesa di essere imbottigliati e di quel fuoco alimentato a legna che è poi sfuggito rovinosamente di mano all’uomo o alla donna alle prese con la tradizionale fatica estiva alle pendici del monte Giano. Che fino a ieri non era bifronte: l’unico volto che esibiva con muscolosa fierezza dal 1939 era quello della scritta DUX, anzi, per essere romanamente precisi,  DVX, composta con 20mila abeti per omaggiare il Duce Mussolini dagli allievi della Scuola forestale alla vigili del secondo conflitto mondiale.

 

Da allora, nelle giornate terse, le tre letterone sbucavano nel panorama dal Gianicolo oppure si mostravano in tutta la loro imponenza a chi risaliva la Salaria diretto ad Ascoli. Spettacolo suggestivo o commendevole? Fatto sta che il revisionismo del dopoguerra aveva di fatto a lungo dimenticato quella pur vistosa riverenza al Duce, ma ugualmente non era stato facile sopravvivere per la pantagruelica scritta montana visibile anche dalla stazione spaziale e che non mancava mai di innescare domande nei turisti e nei più giovani.  

Tra incuria e incendi nonché la barbina aggiunta - certo casuale - di altri abeti, l'imperitura scritta rischiò più volte di scomparire, poi nel 1998 la giunta regionale di centrosinistra di Badaloni stanziò 260 milioni di lire, ufficialmente per la manutenzione di quei boschi.

Allarme rosso per la scritta DVX, però, due anni dopo, quando quei soldi pubblici erano ancora oggetto di dispute a Roma e quando le fiamme a ridosso degli abeti furono spente in extremis dagli elicotteri della Protezione civile a cui si era appellato con grande apprensione Luigi Ciaramelletti, reatino e assessore regionale alla Cultura della giunta Storace.  Tra polemiche nella Capitale e ritardi si giunse così al 2004 prima che i lavori dei boscaioli sul versante nord ovest del monte Giano (1.820 metri) rendessero di nuovo ben distinta la scritta, riconosciuta patrimonio artistico e monumento naturale senza uguali al mondo. Anche in nome di mai dichiarate alleanze tra Sinistra e Destra del reatino che negli anni hanno sempre difeso la scritta. "La lotta al fascismo e alle sue eredità non si fa con la motosega" dichiarò del resto Roberto Giocondi, del Pd sabino.

Macché revisionismo, macché incuria, macché motosega: alla fine è bastata una passata di pomodoro, una pummarola risultata più forte delle manie di grandezza del Regime. Un’altra vetta - questa fine ingloriosa - per il senso del ridicolo della Storia contro cui ha lottato senza fortuna il sindaco Alberto Guerrieri: “Sono distrutto, abbiamo perso una parte importante della nostra identità. Ho cercato di ottenere sostegno da tutte le autorità, da tutte le forze schierabili, ma non c’è stato sufficiente coordinamento per salvaguardare la scritta”. Il neo eletto per la lista civica “Guarda al futuro” non sa adesso che futuro immaginare per quella dolente unica, solitaria sopravvissuta: la lettera D. L’inizio di una storia da riscrivere con nuovi abeti o l’inizio della fine?


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