Treni in ritardo un monumento alla pazienza dei passeggeri

Incredibile: vince la pazienza collaudata da tante esperienze, il sorriso stirato ed amaro, insomma la rassegnata speranza.
Ci si può incantare ammirati e increduli nell'ascoltare i florilegi di opinioni ed esperienze dal vivo raccolte per strada per i Tg sui disagi della sbiancata di neve sulla capitale.
Quei volti, quelle frasi asciutte ma pacate, ci mostrano il sentire diffuso di un disincanto dilagante; braccia allargate in gesti esausti di disperazione sofferta e contratta, quasi increduli davanti a quella scandalosa sproporzione tra la causa (l'annunciata nevicata) e gli effetti sulla popolazione (trasporto pubblico pressochè latitante, sistema ferroviario nazionale paralizzato).
Quelle espressioni di rammarico appena appena venato di stizza, meritano rispetto e perfino riconoscenza, perché riescono a tenere a bada, come rinchiuse in una camicia di forza, i maltrattamenti subiti sui propri bisogni principali (per esempio recarsi a scuola, al lavoro, dal medico).
Sulla lieve ferita causata da quelle 5 dita di neve gli amministratori non sono riusciti neppure a far spargere un po' di sale e gli operatori ferroviari sugli scambi ghiacciati a Termini hanno mandato penosi comunicati di scuse intrise di false ingenuità, che nascondono vistose incompetenze gestionali.
«Aspettiamo ancora notizie sulle prossime partenze» dicono quasi tutti.
E se l'attesa stesse per finire, domenica prossima?
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