Roma-Napoli, telefonata-sfogo dei Friedkin a Mourinho: nel mirino le parole sulla rosa

Roma-Napoli, telefonata-sfogo dei Friedkin a Mourinho: nel mirino le parole sulla rosa

Il tempo degli equivoci è finito. Ci ha pensato Mourinho a rivelare quello che a Trigoria tutti sanno ma nessuno dice. Ossia che la campagna acquisti, al di là dell'iniziale promozione pubblica, non lo ha soddisfatto in pieno. Nell'ottica del tecnico, mancano tre calciatori (un terzino destro, un difensore centrale e un centrocampista); in quella della società più di quanto fatto in estate era difficile chiedere. Lo Special One però giovedì è andato oltre, bocciando senza riserve metà della rosa. Una mossa che ha spiazzato Pinto che soltanto un paio di ore prima aveva ribadito ai microfoni di Sky una comunione d'intenti demolita a forza di dichiarazioni dal connazionale. Non è un momento facile per il general manager.

Friedkin e Mourinho, telefonata e tensione

 

Ieri ad esempio ha preferito rinunciare a presenziare al premio Colalucci, «per il rispetto che nutro nei confronti dei tifosi della Roma e della Roma stessa che non mi consente di ritirare questa onorificenza all'indomani di una serata così dolorosa per tutti noi». Pinto è infatti il front-man societario scelto dai Friedkin per rappresentarli. Ma al di là del ruolo di prestigio rimane un intermediario. Tutto nella Roma infatti passa per Dan e Ryan, non sono ammesse deroghe. Anche sul mercato, motivo del contendere.

Processo alla Roma (o a Mourinho?)

E in tal senso c'è un retroscena che aiuta meglio a capire il nervosismo di Mourinho. Quest'estate, venuta meno l'ipotesi Xhaka, la Roma ha avuto la possibilità di prendere Anguissa in prestito. Ma anche per questo tipo di operazione (che il Napoli ha poi chiuso per 400 mila euro) Pinto ha ricevuto uno stop dalla proprietà: prima di un'entrata c'era bisogno che partisse uno tra Villar e Diawara. Non essendosi sbloccata nessuna cessione, il guineano, secondo il gm, poteva sopperire alla lacuna numerica. Di avviso diverso lo Special One: l'impiego che (non) ne sta facendo, ne è la dimostrazione.
MANCINI E PELLEGRINI
Tornando al ko in Norvegia, è stato mal digerito dai Friedkin che ieri non erano presenti a Trigoria. La proprietà - che sta valutando di risarcire i circa 400 tifosi che hanno seguito la squadra a Bodo - ha comunque sentito Mourinho per telefono e come spesso accade, dal muro eretto dal tandem Usa, sono arrivate soltanto reazioni di seconda mano. Dai sussurri che sono comunque circolati, le parole di José non hanno fatto piacere. Anche perché il tecnico ne aveva già parlato privatamente con entrambi, inutile quindi reiterarle in modo così diretto in pubblico. Senza contare che asserendo che il Bodo Glimt ha più qualità dei calciatori schierati in campo dalla Roma, ne sono stati deprezzati almeno 6-7 la cui cessione potrebbe essere propedeutica agli arrivi richiesti a gennaio.

Bodo Glimt-Roma, Mourinho: «E' tutta mia la responsabilità»

Le parole di Mou hanno però il merito di sgomberare il campo dalle vie di mezzo: o lo si segue, accontentandolo, oppure si prende in considerazione l'idea che non è l'uomo giusto per il progetto in essere. In un mare così agitato, l'unica cosa che ha rassicurato Pinto e la proprietà è che lo scollamento del gruppo, al momento, sembra scongiurato. Nel post-gara, Pellegrini e Mancini hanno parlato alla squadra, provando a riunire quello che José aveva provveduto a scollare. Quarantacinque minuti nei quali i due calciatori hanno ribadito come la sconfitta sia stata di tutti, rincuorando soprattutto Kumbulla e Mayoral, tra i più bersagliati dal tecnico. Ora il pensiero deve essere vincere le prossime tre partite. Basterà? In società si augurano di sì. Anche perché gennaio è lontano ancora due mesi.

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