Soldi alla scuola, la lite sul merito: bonus di 200 milioni per i premi

 Sul rinnovo del contratto per la scuola arriva una schiarita. Nel negoziato con i sindacati entrano anche i fondi del “bonus” agli insegnanti migliori finanziato con 200 milioni di euro dalla riforma della «Buona scuola». Ma sul loro effettivo utilizzo la discussione al tavolo sarà accesa. Il ministro della funzione pubblica, Marianna Madia, ha inviato a Sergio Gasparrini, il presidente dell’Aran, l’Agenzia che tratta per il governo con i sindacati, l’aggiornamento dell’atto di indirizzo. Il documento, nella sostanza, fa due cose. La prima è indicare esattamente le risorse che saranno destinate al rinnovo del contratto.

La seconda è allargare il campo stesso della contrattazione. Dunque, il nuovo atto di indirizzo spiega che le risorse a carico del bilancio dello Stato per il rinnovo del contratto del comparto «Istruzione e ricerca», che oltre ai professori include anche il personale dell’Università e quello Afam, sono stanziati 1,503 miliardi di euro, ai quali si aggiungono 116 milioni di euro che saranno finanziati dagli enti. In totale, insomma, il rinnovo che riguarderà quasi 1,2 milioni di dipendenti pubblici, costerà poco più di 1,6 miliardi di euro. I soldi stanziati garantiranno un aumento tabellare del 3,48%. Ma la bozza di contratto, come già avvenuto nel caso dei dipendenti dei ministeri, prevede anche un «elemento perequativo». Cosa significa? Che, almeno per il 2018, chi a causa del meccanismo percentuale di aumento dovesse ricevere uno scatto inferiore agli 85 euro medi promessi dal governo, riceverà un “extra” che gli permetterà di arrivare su per giù a quella cifra. All’interno della contrattazione, spiega poi l’atto di indirizzo, entrano anche i fondi stanziati dall’ultima legge di Bilancio per il miglioramento dell’offerta formativa. Si tratta di 10 milioni per quest’anno, che diventano 20 il prossimo anno e 30 a regime. Ma il punto più delicato, che interessa i sindacati, è quello successivo intitolato: «ulteriori indirizzi». È qui che entrano in gioco i fondi della legge 107 sulla buona scuola. 

LA FORMULA
La formula usata è abbastanza contorta. Si spiega che nella contrattazione rientrano anche i «riflessi sulla distribuzione accessoria derivanti dall’attuazione dei ssitemi di valutazione definiti dalla legge 13 luglio 2015 n. 107», incluso quello del personale docente, «ad esempio», chiarisce il documento, «la possibilità di determinare il valore massimo del bonus, la differenziazione minima delle somme attribuite, la percentuale massima dei docenti beneficiari» ma, aggiunge ancora, nel rispetto di quanto stabilito dalla legge circa la responsabilità dei dirigenti nell’attribuzione dei trattamenti accessori. L’intenzione è abbastanza chiara. Al tavolo con i sindacati il governo è disposto a discutere dei criteri di attribuzione dei premi sul merito agli insegnanti, ma la loro distribuzione resta in capo ai presidi.

Un tentativo di evitare che le risorse finiscano per essere distribuite a pioggia. Sarà questo probabilmente in nodo più spinoso che dovrà essere risolto al tavolo della trattativa. Nell’atto di indirizzo ci sono poi altri due punti importanti. Il primo riguarda i criteri generali per la mobilità dei professori, sia professionale, sia territoriale. Viene posto il vincolo che nessuno potrà chiedere di cambiare sede prima che siano trascorsi tre anni dall’ultimo incarico ricevuto in una nuova scuola. Il secondo punto riguarda un aspetto già inserito nelle bozze di contratto e che ha fatto alzare più di un sopracciglio ai sindacati, ossia l’indicazione che il nuovo accordo dovrà adeguare la disciplina del rapporto di lavoro agli obiettivi di potenziamento dell’offerta formativa, letta da alcuni come un allungamento dell’orario di lavoro. 

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