Le schede elettorali spiegate a nonna Lina

Il 4 marzo agli elettori del Lazio verranno consegnate tre schede elettorali: gialla per il Senato, rosa per la Camera, verde per il Presidente e il Consiglio Regionale del Lazio
@Roma


Luca studia Scienze politiche all’università e si è preso l'incarico di spiegare alla nonna Lina come dovrà comportarsi il 4 marzo di fronte alla scheda elettorale. «Qui a Roma - le dice Luca - le schede sono tre. Cominciamo dalle politiche: troverai da una parte il nome del candidato, dall’altra i simboli dei partiti che lo appoggiano». «Come per il sindaco, no?» obietta la nonna. «Non proprio: stavolta non puoi fare il voto disgiunto, non puoi votare il candidato di una coalizione e il partito di un’altra coalizione che non lo appoggia. Ti annullano la scheda».

«Ho capito, allora metto la croce solo sul candidato». «Sarebbe meglio di no nonna, altrimenti il tuo voto non va al partito. Perché tu voti un candidato della coalizione, ma poi anche i partiti hanno i loro candidati scritti sulla scheda». «E devo votare pure quelli?» «No quelli no» risponde Luca, rendendosi conto di essersi imbarcato in un’impresa più grande di lui. Poi ha un'idea per semplificare: «Tu fai solo una X sul simbolo di un partito e sei sicura di non sbagliare. Capito? Bene, poi c’è l’altra scheda, quella per la Regione». «È diversa?». «In verità è molto simile, quasi identica, ma le regole sono diverse: qui il voto disgiunto lo puoi fare; e i candidati del singolo partito li puoi scegliere». «Allora devo mettere due croci?». «No, sui candidati non puoi mettere la croce perché sulla scheda i nomi non ci sono: devi scriverli tu. E attenzione, se ne voti due devono essere un uomo e una donna. Capito?». «Insomma. Ma non c’era pure la terza scheda». Luca è sfinito: «Sì, la terza scheda è quella del Senato, ma funziona come la prima». «La prima? E chi se la ricorda più».

Nonna Lina andrà a votare, come ha sempre fatto nella sua vita. Però ha chiesto al nipote di prepararle uno schemino da tenere in borsa. «E mi raccomando, scrivimelo bello grosso che ci vedo poco».

pietro.piovani@ilmessaggero.it

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