San Valentino e la Spoon river degli amori finiti

Buon #SanValentino a chi 
osa amare, ancora di più 
a chi osa lasciarsi amare
@RosTKD

È vero: San Valentino, così come Natale, Capodanno, Pasqua, è la “tassa” da versare all’Equitalia degli affetti, in nome di sentimenti più o meno sinceri, una ricorrenza che porta con sé, inevitabilmente, bilanci anche dolorosi. San Valentino non è solo il periodo dell’anno in cui le vetrine dei negozi si popolano di cuori di ogni genere e per vari usi – cuscini, lecca lecca, calendari, lettere e cartoline, stampati su tazze, asciugamani, calendari, ecc. – o quando i famosi cioccolatini con le poesie si moltiplicano alle casse dei bar e Instagram diventa ricettacolo di dediche usa-e-getta tanto stucchevoli quanto “comandate”. No, San Valentino è anche il momento in cui ci si guarda empaticamente negli occhi e si ripercorre il tempo trascorso assieme. È, da un certo punto di vista, il Capodanno dell’amore, quando si valutano successi e insuccessi, lacrime e sorrisi, e, soprattutto, quando si decide se proseguire per il sentiero lungo il quale ci si è incamminati. E così i social diventano (anche) la Spoon river degli amori defunti ma non ancora sepolti nella memoria. «Mi ha chiesto se la amassi, ma io non ho risposto e ci siamo lasciati», scrive Vlad. «Ha detto che dovremo vederci di meno, e che non mi ama più da mesi», spiega un altro su una pagina Facebook sfogatoio per neo-single. «Cercare l’amore nelle persone sbagliate è come entrare in pasticceria per comprare Lysoform», fa notare chi credeva di aver trovato l’amore e, invece, si è dovuto accontentare di una pacca da amico sulla spalla. 

marco.pasqua@ilmessaggero.it

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