Terza dose, perché dosaggio dimezzato con Moderna? Devo farla se ho gli anticorpi? Domande e risposte

Terza dose, perché il dosaggio è dimezzato con Moderna? Devo farla se ho gli anticorpi? Domande e risposte

Cresce il numero degli italiani che riceveranno la terza dose della vaccinazione anti-Covid: dal primo dicembre potranno essere immunizzati con la cosiddetta dose booster, utilizzando un vaccino a mRna, anche le persone tra i 40 e i 60 anni che abbiano completato da cinque mesi - secondo le nuove indicazioni di ministero e Aifa - il ciclo vaccinale primario con due dosi. Dopo i 17 milioni di vaccinati over 60 già invitati alla terza dose - finora l’hanno fatta in oltre due milioni - il governo dunque ha deciso di accelerare e, primo Paese in Europa, ha aperto la nuova tornata vaccinale agli over 40. Ecco, nel dettaglio, caratteristiche e modalità legate alla terza dose.

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DOSE DIMEZZATA PER MODERNA

La dose booster anti-Covid, si legge nella circolare del ministero della Salute firmata dal direttore generale Prevenzione, Giovanni Rezza, verrà inoculata «con vaccino a mRna, anche ai soggetti di età compresa tra i 40 e i 59 anni, purché siano trascorsi almeno sei mesi dal completamento del ciclo primario di vaccinazione, indipendentemente dal vaccino precedentemente utilizzato». La dose viene effettuata esclusivamente con un vaccino a m-Rna: Pfizer o Moderna e per quest’ultimo è previsto un dosaggio dimezzato. Quindi chi ha fatto il primo ciclo con AstraZeneca o Johnson&Johnson deve cambiare siero. Nel testo si specifica che la dose booster verrà somministrata «nei dosaggi autorizzati per la stessa», cioè «30 microgrammi in 0,3 millilitri per Comirnaty di Pfizer/BioNTech e 50 mcg in 0,25 ml per Spikevax di Moderna», dunque con un dosaggio dimezzato rispetto a quello impiegato per il ciclo vaccinale primario. La terza dose serve a riportare la protezione dal virus a livelli ottimali. Per tutti i vaccini approvati, infatti, la protezione si indebolisce in media a partire dal sesto mese dal completamento del ciclo vaccinale. Questo calo riguarda soprattutto la capacità di protezione dai contagi: il vaccino evita ricoveri e decessi, ma ha ancora margine di circolazione nella popolazione. In un forum organizzato il 29 novembre dalla Regione Lombardia gli esperti hanno risposto alle domande più frequenti dei cittadini sulla terza dose.

GLI ANTICORPI

La prima: se ho anticorpi elevati posso evitarla? Spiega Sergio Abrignani, immunologo membro del Cts: «La misurazione degli anticorpi non è indicativa di immunità. Quindi non ha senso chiedere il dosaggio degli anticorpi per fare o meno la terza dose. L’unico caso in cui è indicato è se si è sotto terapie immunosoppressive». Per entrambe le dosi ho avuto effetti collaterali non gravi: è necessario fare controlli prima della terza dose? Precisa Andrea Gori, primario di Malattie infettive al Policlinico di Milano: «Febbre e mal di testa sono effetti collaterali comuni. L’effetto collaterale del vaccino si manifesta nei giorni strettamente successivi, quelli a lungo termine non sono stati evidenziati». Il vaccino è sconsigliato durante l’allattamento? Afferma Marina Picca, presidente della Società italiana delle cure primarie pediatriche Lombardia: «Il vaccino è consigliato nelle donne in gravidanza, dopo il terzo mese, e durante l’allattamento».

VARIANTE OMICRON

Ora, contro il dilagare della variante Omicron e per uscire rapidamente dalla quarta ondata, il governo accelera sulle somministrazioni e l’obiettivo è un «impiego massivo delle risorse» con il target minimo - indicato dal Commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo alle Regioni - di almeno 4,6 milioni di iniezioni da effettuare dal primo al 12 dicembre. E se al momento il dato nazionale registra già un incremento del 40% rispetto alla settimana precedente, il governo punta a 450 mila inoculazioni quotidiane almeno in quattro giorni della prossima settimana, tenendo anche contro dell’«ampia disponibilità di dosi» di tipo mRna. Della variante Omicron scoperta in Sudafrica si sa ancora poco, ma Pfizer e Moderna hanno dichiarato di essere pronte a sviluppare un vaccino per contrastarla. Secondo gli esperti saranno necessarie almeno due settimane per analizzare gli effetti sulla diffusione del virus delle oltre 30 mutazioni riscontrate nella nuova variante, per capire se la rendono più contagiosa e in grado di battere gli anticorpi indotti dal vaccino. Le grandi case farmaceutiche produttrici del farmaco a mRna hanno già cominciato la corsa all’aggiornamento. Di un adattamento del vaccino ha parlato la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen alla diffusione della notizia sulla scoperta del ceppo individuato in Sudafrica, facendo leva sulle clausole di aggiornamento dei preparati già previste nei contratti con le multinazionali farmaceutiche. Pfizer-BionTech assicura di essere pronta a sviluppare un nuovo siero a mRna contro la variante Omicron in circa tre mesi.

«Nel caso in cui emerga una variante di fuga dal vaccino, Pfizer e BioNTech prevedono di essere in grado di sviluppare e produrre un vaccino su misura contro quella variante in circa 100 giorni, previa approvazione normativa», hanno annunciato in una nota congiunta. Anche Moderna avrebbe comunicato di essere pronta a «produrre su larga scala» l’aggiornamento del proprio vaccino entro gennaio 2022, come assicurato da Paul Burton, Chief medical officer dell’azienda. Il ceo Stéphane Bancel conferma: «Abbiamo tre linee di difesa che stiamo portando avanti in parallelo: abbiamo già valutato un booster a dose più alta di mRNA-1273 (100 mg)». Inoltre «stiamo studiando due candidati booster multivalenti progettati per anticipare mutazioni come quelle che sono emerse nella variante Omicron e i dati sono attesi nelle prossime settimane e, terzo, stiamo rapidamente avanzando un candidato booster specifico per Omicron». Se per affrontare la nuova mutazione «dovessimo adattare i vaccini», siamo nella posizione diapprovarli «in tre-quattro mesi». Ma prima occorre stabilire «se serve l'adattamento», ha detto la direttrice esecutiva dell'Ema, Emer Cooke, nella sua replica al Parlamento europeo. Ora, dice lo scienziato Rino Rappuoli, capo globale ricerca Gsk e coordinatore scientifico di Mad Lab, «sappiamo che la terza dose è indispensabile per immunità a lunga durata e per coprire le varianti, tra un anno vedremo se ci sarà necessità di una quarta o quinta dose. Dipende da come vaccineremo il resto del mondo. In Africa appena il 6% della popolazione è immunizzata».

 

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