Quelle proteste silenziose che battono il degrado

Piazza Vittorio Emanuele, Esquilino, Roma, Italia. La voce degli abitanti dello storico rione, riuniti in associazioni contro il degrado della zona, è arrivata, pacata e ferma, sul tavolo del Comitato per l'ordine e la sicurezza. Due ore per capire e dire basta, si cambia. È stato deciso di adottare misure che i cittadini chiedevano da mesi attraverso lettere, petizioni, proteste, un mix di disagio e rabbia, vergogna e disincanto. Su quei giardini, sotto quei portici, tra i vialetti trasformati in piccole discariche si era affermata una zona franca, un parco off-limits per gli abitanti, ma a cielo aperto, dove lo spaccio della droga si protegge attraverso una rete di sentinelle armate di smartphone.

Questo scandalo, faticosamente (ci si è messo pure il regista premio Oscar Paolo Sorrentino) è arrivato con serena determinazione fino in Campidoglio. Lassù ci vedono poco e male, quasi non s'erano accorti di nulla, neppure dei dormitori di cartone sotto le arcate, finché uno stupro nella notte ha alzato il velo su uno sconcio insopportabile. I sette vizi capitali da rimuovere denunciati dalla gente esasperata saranno finalmente attaccati: telecamere, cani anti-droga e pattuglie addestrate. E il Daspo, quel potere che i sindaci hanno in più, per far sloggiare le presenze indesiderabili. Così si dimostra che nella Capitale chiedere di rimuovere l'evidenza del degrado non basta, ma insistere è utile, vincente. Parte il metodo Esquilino: lettere e proteste che rompono il silenzio e diventano grida.

paolo@graldi.it

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