Intervista al prefetto Basilone: «A Roma un marciume diffuso che coinvolge tutti i partiti»

«Questa storia, parlo dell’arresto del presidente del consiglio comunale Marcello De Vito, dimostra che a Roma continua a esserci un marciume diffuso che purtroppo non salva nessun partito o movimento politico». Paola Basilone è il prefetto della Capitale dal 16 maggio 2016, incarico che dovrebbe ricoprire per ancora due mesi. In questi quasi tre anni da Palazzo Valentini Basilone ha seguito, seppur su un binario parallelo, le vicissitudini del Campidoglio grillino, squassato con regolare cadenza dalle inchieste giudiziarie: «Uno stillicidio», si lascia sfuggire la rappresentante del governo.

Prefetto, cosa ne pensa di quest’ultima inchiesta?
«Se i giudici accerteranno la colpevolezza degli arrestati è una storia davvero orrenda».

Ma arrivati a questo punto, la prefettura in quanto emanazione del ministero dell’Interno non può fare nulla per aumentare gli anticorpi dell’amministrazione capitolina?
«Noi non possiamo fare niente, una volta avevamo dei poteri, ora non più».

Lei ha sospeso De Vito dalle funzioni di consigliere comunale. 
«È vero, ma la mia azione si ferma qui perché il presidente delll’assemblea è sottoposto a una misura cautelare.

La sua decadenza spetterà invece all’amministrazione. Una volta ritornato in libertà dovrà essere lui a dimettersi per decadere». 

Lei dice che non può intervenire per arginare questi fenomeni ciclici che scuotono il Comune, ma da prefetto come li giudica? 
«Guardo questi fatti con la massima apprensione: c’è un problema politico, su cui non posso intervenire».

Dopo l’arresto di De Vito, ha sentito la sindaca Virginia Raggi?
«Sì, mi ha chiamato: voleva sapere se provvedevamo noi a revocarlo, le ho risposto che spetta a lei».

Ma il Comune di Roma è corrotto?
«Io non ho elementi per un’affermazione così impegnativa, soprattutto perché la questione è molto complessa e comunque riguarda episodi che finora sono stati tutti riferiti intorno alla questione dello stadio anche se si è allargata ad altri filoni. L’amministrazione, si sa, ha una incredibile poliedricità quindi sarei cauta prima di generalizzare. In questa vicenda mi sembra, fino a prova contraria, che altri settori pubblici non siano coinvolti».

Quando scoppiò Mafia Capitale, proprio il M5S chiese lo scioglimento del Campidoglio. Alla fine il governò optò per il no, riducendo la misura solo al municipio di Ostia. Ma con il senno del poi, non sarebbe stata una mossa dolorosa ma necessaria? 
«Sciogliere il Comune di Roma per infiltrazioni mafiose sarebbe stato eccessivo, dunque concordo con la decisione presa a suo tempo dal governo. Purtroppo, però, il marciume diffuso, la corruzione dilagante, il senso d’impunità che fa credere alla gente di poter fare quello che si vuole ci sono. Al di là del colore politico».
Ma lei ha mai avuto un confronto con la sindaca Raggi sugli atti amministrativi?
«No, loro sono molto chiusi e riservati su questo».
Ha sentito il ministro dell’Interno Matteo Salvini sul caso Roma?
«Non ancora».
Questa vicenda dimostra che la corruzione è un problema che riguarda tutti, anche il M5S che pensava d’esserne immune. Si tratta di un amaro risveglio per i grillini?
«Posso essere d’accordo con la premessa, anzi lo dichiaro apertamente. Ma non rispondo alla domanda perché è una risposta che esula dal mio ruolo».
Povera Roma, no?
«Già, una città sottoposta a piccoli ma continui stillicidi. Ma tutta questa vicenda giudiziaria è riferita a un unico settore».
Quale idea si è fatta del progetto stadio: deve andare avanti?
«Non spetta a me dirlo. Il nostro coinvolgimento, come prefettura, riguarderà semmai la pratica relativa alla commissione di vigilanza».
Scusi Basilone, per chiudere. Lei sostiene che Raggi sia un po’ chiusa e che non cerchi un dialogo: vuole lanciarle un messaggio?
«Sono a disposizione dell’amministrazione, qualora lo ritenesse, in qualsiasi momento».
 

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