Roma, Buca Capitale adesso dilaga anche sui marciapiedi

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I centauri abituati a dribblare crateri come Messi coi difensori l’avrebbero forse potuto dire a occhio, già da un po’. Ma i numeri secchi della statistiche non mentono: nella Capitale - che è anche un po’ Capitale delle buche, da tempo - i crateri negli ultimi anni hanno prodotto sempre più danni. Conseguenza: sono cresciuti a dismisura i romani inviperiti col Campidoglio per la scarsa manutenzione, quelli insomma che hanno aperto un contenzioso con l’amministrazione dopo avere avuto la peggio con le voragini. Già nel 2018 le richieste di risarcimento danni erano raddoppiate rispetto all’anno precedente. E nei primi cinque mesi del 2019 le pratiche spedite alle Assicurazioni di Roma sono aumentate di un altro 15%. Mentre l’asfalto sprofonda, le pile dei ricorsi salgono. Così come il conto salato che Palazzo Senatorio rischia di saldare, coi soldi dei contribuenti, ovvio.

Le mitologiche buche padrone delle carreggiate malconce ormai hanno colonizzato pure i marciapiedi. E difatti all’incirca un contenzioso su cinque, ormai, riguarda i pedoni rimasti feriti per avere inciampato nello sprofondo imprevisto durante il passeggio. Si tratta di un migliaio di pratiche solo nell’ultimo anno, raccontano i tecnici dell’Adir. E tra gli incidentati - oltre alle mamme coi passeggini, oltre ai disabili - quasi 400 sono anziani.

IL BOOM
L’anno scorso all’Adir, la mutua del Campidoglio, sono arrivate 4.500 richieste di risarcimento. Oltre 13 milioni di euro di danni. Quasi il doppio rispetto al 2017 (7 milioni) e molto di più anche in raffronto con il 2016, l’anno in cui Raggi è arrivata in Campidoglio (10,2 milioni). Il 2019? Nei primi cinque mesi, spiegano sempre i tecnici delle Assicurazioni comunali, è arrivata una pioggia di richieste in più. Un aumento di oltre il 15%, anche perché continuano a comparire gli atti dei contenziosi per i danni causati sulla scia della nevicata del febbraio 2018.
In questo sfacelo, gli unici a sorridere sono i gommisti, naturalmente. Il 2018 è stato un anno record di pneumatici forati: oltre 45mila, secondo i calcoli di Assartigiani, solo per colpa delle vie con l’asfalto crivellato. Il 20% in più di due anni fa. 

Se la situazione è al collasso è perché la macchina degli appalti annaspa nella burocrazia, un impaccio prolungato all’inverosimile che annichilisce perfino l’unico alibi di chi amministra: le scarse risorse. Ma per assegnare una commessa pubblica ci si mette mesi, addirittura sei, come per quattro municipi di Roma grandi più di Palermo (il IX dell’Eur, il X di Ostia, il XIV di Monte Mario, dove abita Raggi, e il XV della Cassia), appena aggiudicati dopo un iter tortuoso. Nel frattempo la giunta grillina si affida ai rattoppi, rimettendo in moto la macchina «tappa-buche» con l’ordine, nelle carte dell’ufficio Lavori pubblici, di riempirle con qualche «spruzzata», prima un po’ di graniglia, poi via «con la sabbia». «E ci si meraviglia se poi il cratere si riforma tempo due-tre settimane...», commenta sconsolato chi lavora al dipartimento Manutenzione urbana della Capitale. Basterebbe questo per spiegare il fiasco dell’«asfalto magico» - M5S l’ha chiamato proprio così - propagandato come pozione miracolosa da stendere sul bitume di vie e piazze che però, foto alla mano, pochi giorni dopo si presentavano disastrate, come al solito. Niente magia. Con buona pace dell’assessora di Raggi alle Strade, una signora presentata come «dirigente apicale» dell’Inarcassa (che subito smentì: «È un’impiegata») e che crede di curare l’emergenza voragini «con la naturopatia».
Che fare allora? A sentire il Campidoglio - o almeno i suoi avvocati - chi rovina in una buca sembrerebbe quasi essersela cercata. L’Avvocatura capitolina, in una causa recente, ha presentato una memoria parlando di «concorso colposo» dell’automobilista sinistrato. Insomma davanti all’asfalto groviera sarebbe stato «negligente». Lui.
 

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