Il terremoto del Centro Italia: parla suor Giuditta, la suora miracolata di Amatrice

RIETI - Una suora miracolata, nel senso letterale del termine. Quella maledetta notte del 24 agosto 2016, in cui il sisma ad Amatrice uccise tre religiose, ne...

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RIETI - Una suora miracolata, nel senso letterale del termine. Quella maledetta notte del 24 agosto 2016, in cui il sisma ad Amatrice uccise tre religiose, ne risparmiò altre tre e inghiottì il convento seguito dalla Ancelle del Signore fin dal 1940, lei non sentì nulla. Si risvegliò, a circa un’ora dal terremoto, incolume, seduta su un masso di sassi disposti a forma di sedia, per farla stare comoda. La monaca, incredula, alzò gli occhi e vide le stelle: «io non capii come mai tutte quelle macerie non mi avessero travolta e uccisa, anzi, si trovavano tutte sotto di me», racconta ancora incredula. Poi aggiunge: «per favore, non scriva il mio nome e non mi fotografi, sono molto riservata». 

Non doveva essere lì. Suor Giuditta (nome di fantasia che abbiamo scelto per rispettare il suo desiderio) è di Ascoli, era arrivata al convento per aiutare in cucina ma entro pochi giorni avrebbe di nuovo lasciato Amatrice. Invece, è rimasta in questa città colpita profondamente al cuore, dove ancora oggi svolge la sua nuova funzione nella neo-parrocchia di Sant’Agostino, ospitata da qualche anno in una struttura prefabbricata. Quella di suor Giuditta, probabilmente, è una missione commissionata direttamente dal Cielo, per ascoltare le anime infrante degli abitanti superstiti.

Il segno. «Quella notte - continua la religiosa - mi ritrovai inspiegabilmente un pezzo di lenzuolo sulla mano sinistra che mi servì per asciugare un po’ di sangue dall’unico graffio che avevo riportato, sulla mia fronte, proprio a sinistra. Contemporaneamente, una mia amica in Basilicata vide in sogno mia madre che poggiava la sua mano sulla mia spalla dicendo: “ora sono Ad Amatrice, perché mia figlia ha bisogno di me”. Una cosa straordinaria, spiegabile soltanto con la fede». Suor Giuditta, appena soccorsa, fu successivamente trasportata all’ospedale di Rieti, come la stragrande maggioranza delle persone salvate nei primi giorni dalle macerie.

Il trasferimento. «Io stavo bene - continua lei, dolcissima e dall’aspetto fragile - l’avevo detto ai medici, ma non mi credevano. Dopo due o tre giorni mi hanno riportata qui, perché non avevo bisogno di cure. Poco dopo il vescovo di Ascoli mi trasferì ufficialmente ad Amatrice, dove mi trovo ancora oggi, miracolata, e cerco di ascoltare tutte le persone che hanno E’ un miracolo, davvero. Non c’è altra spiegazione», 

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