Papa Francesco riceve religiosi armeni, un intero popolo sterminato dai turchi nel 1915

Città del Vaticano - Sono trascorsi cento anni dal genocidio armeno, una delle pagine più buie della storia, un capitolo costato la vita a un milione e mezzo di cristiani; un intero popolo sterminato con ferocia. Un piano preparato dai turchi tra il 1915 e il 1917 su basi etniche, religiose, politiche. Papa Francesco lo ha ricordato stamattina, a tre giorni dalla messa funebre che celebrerà a San Pietro con i vertici della Chiesa armena e con il Presidente della Repubblica Armena. Stamattina ha ricevuto in Vaticano il Sinodo Patriarcale armeno, auspicando “gesti concreti di riconciliazione e di pace”. Solo così' sarà possibile avere una “lettura” condivisa del massacro avvenuto 100 anni fa. “Metz Yeghern”, il “Grande Male”. Così viene chiamato lo sterminio maturato nel cuore dell’Impero Ottomano: cristiani armeni, che si rifiutano di rinnegare la propria fede. Un dolore che Francesco intende condividere con i vescovi della Chiesa armena, «Invocheremo la Divina Misericordia perché ci aiuti tutti, nell’amore per la verità e la giustizia, a risanare ogni ferita e ad affrettare gesti concreti di riconciliazione e di pace tra le Nazioni che ancora non riescono a giungere ad un ragionevole consenso sulla lettura di tali tristi vicende».

La strage di un secolo fa innescò l’esodo e la diaspora di una popolazione che oggi è sparsa negli Stati Uniti, Russia, Sudamerica, passando per l’Europa. «Penso con tristezza in particolare a quelle zone, come quella di Aleppo - 'la città martire' - che cento anni fa furono approdo sicuro per i pochi sopravvissuti. Tali regioni, in questo ultimo periodo, hanno visto messa in pericolo la permanenza dei cristiani».

Lo sguardo del Papa si sofferma poi sulla sanguinosa pagina della storia armena. «È importante – afferma – chiedere a Dio il dono della sapienza del cuore: la commemorazione delle vittime di cento anni fa ci pone infatti dinanzi alle tenebre del ‘mysterium iniquitatis’. Non si capisce se non con questo». Il male ispirò il genocidio.

«Come dice il Vangelo, dall’intimo del cuore dell’uomo possono scatenarsi le forze più oscure, capaci di giungere a programmare sistematicamente l’annientamento del fratello, a considerarlo un nemico, un avversario, o addirittura individuo privo della stessa dignità umana. Ma per i credenti la domanda sul male compiuto dall’uomo introduce anche al mistero della partecipazione alla Passione redentrice».

Bergoglio non ha dubbi sul fatto che a cento anni di distanza occorre fare «memoria del passato, per attingere da esso linfa nuova per alimentare il presente con l’annuncio gioioso del Vangelo e con la testimonianza della carità». La via della pace è quella.

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