Manovra, Di Maio: «Facciamo come la Francia». M5S cerca rilancio anti-sistema

L'Italia «è un paese sovrano come la Francia» ha sottolineato il vicepremier Luigi Di Maio commentando la scelta della Francia di mettere in campo una manovra espansiva per contrastare il rallentamento dell'economia con 26 miliardi di tagli di tasse. La Francia ha annunciato un deficit del 2,8% per l'anno prossimo che si confronta con l'attuale 2,6% ma, va ricordato, ha un debito che scenderà al 96% nel 2019 (l'Italia invece è sopra il 130%). Non si tratta, ha poi spiegato Di Maio, di arrivare al 2,8% ma di raggiungere «il fabbisogno che serve a finanziare misure non più rinviabili».

Tra queste il vicepremier non manca di indicare il reddito di cittadinanza che, dice, andrà anche ai 'working poor', «quelli che pur lavorando guadagnano meno della soglia di povertà», che sono «purtroppo sempre di più». Per mettere a punto l'intervento le risorse arriveranno in parte dall'extra-deficit in parte dai «tagli agli sprechi» che, assicura Di Maio, non saranno tagli lineari alla sanità. «Ai servizi sanitari neppure un taglietto» anzi, bisognerà fare «nuove assunzioni» e nel contempo «allontanare i dirigenti politicizzati».

La «manovra del popolo» che «aiuta gli ultimi e fa la guerra ai potenti». Così Di Maio ha poi ribattezzato su Instagram la prossima legge di bilancio. «Dentro - ha scritto - ci saranno il reddito di cittadinanza, il superamento della Fornero e i soldi per i truffati delle banche».

Il reddito di cittadinanza varrà «per i giovani che non hanno mai trovato» un lavoro ed anche «per quelli che pur lavorando guadagnano meno della soglia di povertà. Sembra assurdo ma questi ultimi i cosiddetti working poor, purtroppo sono sempre di più», ha continuato il vicepremier, rispondendo su Instagram alle domande dei follower in particolare proprio sul reddito di cittadinanza che il governo punta a inserire nella prossima manovra.

Intanto il sì al decreto Salvini, la bufera su Rocco Casalino, le difficoltà a far passare in manovra le proprie misure-bandiera: il rischio di un settembre «nero», dalle parti del M5S, è piuttosto concreto. E, non a caso, il vicepremier Luigi Di Maio comincia la settimana decisiva per il Def rilanciando una narrazione tipicamente pentastellata: attacchi frontali a Matteo Renzi, annunci di una «manovra del popolo», parole durissime contro il sistema. Parallelamente, è il premier Giuseppe Conte a recitare il ruolo di chi getta acqua sul fuoco abbozzando anche, una ricucitura con quella struttura ministeriale del Tesoro al centro degli attacchi del Movimento.

Nel pomeriggio, infatti, Conte vede il Ragioniere di Stato Daniele Franco, finito anche lui - secondo notizie di stampa
mai smentite - nel mirino del Movimento. Fonti del Mef spiegano che Franco si è recato a Palazzo Chigi per accompagnare il ministro Tria, assieme a tutta la squadra che assiste il titolare del Mef, al vertice sulla Nadef. E a Palazzo Chigi, affermano, le stesse fonti, Franco ha portato con sé le sue tabelle e tutto il materiale preparato per il Mef. Possibile, però, che l'incontro con Conte sia anche servito a distendere il clima nel contesto burrascoso M5S-Mef. «Un incontro per ricucire? E quando si è strappato?», spiegano fonti di Palazzo Chigi. Anche se nel Movimento la ventata anti-tecnici è tutt'altro che sopita. Basti pensare che Conte vede Franco solo qualche ora dopo l'ultimo strale targato 5S: «Come possiamo fidarci del tecnocrate di Bankitalia che supinamente ha avallato le manovre clientelari di Padoan?», è il tweet del senatore Elio Lannutti.

Nel M5S di governo, allo stesso tempo, in queste ore cresce la consapevolezza che sia meglio alzare la voci fuori, e non dentro, le mura di Palazzo Chigi riproponendo, a militanti ed elettori, lo schema ultimamente un pò annebbiato del Movimento anti-sistema. E, in questo senso, si tenta di volgere a suo favore il caso dell'audio di Casalino. «Da più giorni sono oggetto di attacchi su più fronti con una campagna mediatica che mira a me per colpire in realtà il Governo», afferma, preannunciando querele, il portavoce del governo sul quale Consiglio di disciplina dell'Odg della Lombardia avvia un'istruttoria scatenando l'ira del sottosegretario con delega all'Editoria Vito Crimi. «È assurdo sanzionare chi lavora», attacca Crimi puntando invece il dito contro «chi ha svelato le sue fonti».

In queste ore i malumori interni al M5S si concentrano però sul decreto Salvini. Il timore è che, con i contorni del reddito di cittadinanza ancora indefiniti, la misura lanci ulteriormente l'ascesa leghista. In Cdm il M5S prima dell'ok, si spende per limitarla ma, tra i parlamentari, la contrarietà resta. Paolo Nugnes, ad esempio, rilancia su Fb un suo intervento in cui spiega come il dl Salvini «non risolve» il problema. E ora al M5S, tocca rilanciare sui suoi temi. A partire da domani, a Roma, con il Global Forum per la democrazia diretta in occasione del quale Riccardo Fraccaro potrebbe lanciare la riforma costituzionale targata 5 Stelle. Per l'evento arriverà anche Davide Casaleggio e per il M5S sarà l'occasione per fare il punto alla fine di un mese non facile.

 

 

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