Il Papa ha detto chiaramente che «non si immischia» nella politica italiana, e il tema non è esattamente di quelli di valenza concordataria, ma l'accidentato dibattito sul ddl Cirinnà sulle unioni civili non potrà rimanere del tutto fuori della porta nel summit bilaterale Italia-Vaticano che si terrà questo pomeriggio a Palazzo Borromeo, sede dell'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, per la ricorrenza dei Patti Lateranensi e dell'Accordo di modifica del Concordato.
L'atto legislativo, su cui sia il Pontefice che la Curia vaticana hanno mostrato la volontà di non essere tirati nella mischia nè di mettersi di traverso rispetto al percorso del governo (anche se preoccupazioni e perplessità rispetto al testo di legge sono stati espressi in momenti di dialogo e interlocuzione con
rappresentanti dell'esecutivo Renzi, soprattutto sull'equiparazione col matrimonio e sulla stepchild adoption), ha visto invece impegnata in prima linea la Cei, pur con modalità diverse e atteggiamenti di differente tenore nei confronti della battaglia anti-ddl del laicato culminata nel Family Day. E gli
stessi card. Angelo Bagnasco, presidente, e mons. Nunzio Galantino, segretario della Conferenza episcopale, saranno oggi nella delegazione vaticana, con la possibilità di manifestare a tu per tu col governo eventuali appunti e rilievi.
Si troveranno faccia a faccia le due delegazioni governative, da un parte Matteo Renzi con il sottosegretario alla Presidenza Claudio De Vincenti e i ministri competenti per le materie che toccano i rapporti col Vaticano, e dall'altra il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin con il sostituto Angelo
Becciu, entrambi reduci dal viaggio del Papa in Messico, e il segretario per i Rapporti con gli Stati mons. Paul Richard Gallagher, tra gli altri, oltre appunto a Bagnasco e Galantino.
Più che le unioni civili, che dovrebbero rimanere sullo sfondo, sono comunque altri i temi al centro dell'annuale verifica dello stato dei rapporti tra le due sponde del Tevere. Si tireranno le fila dell'accordo fiscale tra i due Paesi entrato in vigore l'anno scorso, mentre possibili argomenti di discussione potrebbero essere le difficoltà oggi attraversate dalle scuole cattoliche,
quindi il «nodo» del finanziamento pubblico agli istituti paritari, e i problemi attraversati da diversi settori della sanità cattolica, per affrontare i quali il card. Parolin, su mandato del Papa, ha formato recentemente una specifica commissione. Il tutto, comunque, sconta la situazione del bilancio statale
italiano, che non è certo rosea: ed è difficile che le richieste di maggior sostegno provenienti dalla parte ecclesiastica, in particolare dalla Cei sulle scuole, possano ora trovare ascolto.
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