Sondaggi politici, Pd primo partito davanti a Fdi: i casi Lega (che al governo cala) e M5S (giù di un altro 0,9%)

Sondaggi politici, Pd primo partito davanti a Fdi: i casi Lega (che al governo cala) e M5S (giù di un altro 0,9%)

Non solo sindaci e alleanze più o meno inedite. Il voto per le amministrative terminato lunedì ha delineato anche i tratti del nuovo contesto politico nazionale che, dopo l'unità di governo che ha contraddistinto questi primi mesi del Draghi I, guiderà il resto della legislatura passando per lo spartiacque dell'elezione del Presidente della Repubblica. E la situazione, sondaggi alla mano, è significativamente in corso di mutazione. Acquisito che l'astensione si è dimostrata determinante a questa tornata, secondo la rilevazione sulle intenzioni di voto per Porta a Porta realizzata da Alessandra Ghisleri di Euromedia Research, il Pd targato Enrico Letta sarebbe primo partito con il 19.5 per cento se si andasse oggi al voto

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Cioè, al netto del trionfo alle comunali, ha guadagnato lo 0.1 per cento rispetto alla precedente rilevazione del 14 settembre. Restando davanti a Fratelli d’Italia della Meloni con il 19.2 per cento (cresce anch’esso dello 0.1 per cento). Fin qui nulla di clamoroso. Ma a guardare più indietro nell'ipotetica classifica, qualche smottamento lo si trova.

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La terza forza politica infatti, risulta la Lega di Salvini al 17.6 per cento, con un calo dello 0.9 per cento. In pratica il Carroccio paga più di FdI l'errata scelta dei candidati nelle città e gli scandali - veri o presunti - che hanno travolto entrambi i partiti (le inchieste di Fanpage e l'affaire Morisi, ora sgonfiato). Ma a costare caro a Salvini è soprattutto l'essere all'interno del governo. Questa posizione infatti, da un lato consolida certi voti storici della Lega nel Nord-Est dall'altro fa fluire verso l'astensione nuovi voti di protesta, il consenso costruito dalla "bestia". Allo stesso modo, confermando il trend disastroso del voto nei territori, anche il Movimento 5Stelle guidato da Conte perde lo 0.9 per cento e si ferma alla quarta posizione al 16.2 per cento. Un tracollo che se l'ex premier non riuscirà a compattare al più presto le truppe (e a giudicare dalle defezioni in Aula a seguito della nomina dei vice-presidenti pentastellati la missione è tutt'altro che semplice) rischia di diventare impossibile da recuperare a stretto giro. Specie perché guardando al gradimento dei leader rilevato dall'Istituto Pagnoncelli, la differenza più importante rispetto a fine luglio riguarda proprio Conte che, pur mantenendosi in testa nella graduatoria con un indice pari a 43, fa registrare una diminuzione di 8 punti. Viceversa, aumentano di 3 punti Letta (32), Berlusconi (30) e Calenda (28) e di 2 punti Renzi (14).

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Tornando al quadro dei principali partiti disegnato dal sondaggio Euromedia, Forza Italia invece guadagna lo 0.8 per cento e ad un ipotetico voto immediato potrebbe contare sull'8.1 per cento delle preferenze. In questo caso però, il partito del Cavaliere però merita un discorso a parte. Innanzitutto come segnala il politologo ed esperto di sistemi elettorali Roberto D'Alimonte con l'attuale sistema, senza l'8 per cento di Fi, Salvini e Meloni dovrebbero conquistare il 70 per cento dei collegi per andare al governo. Con gli azzurri invece la quota cala al 60 per cento. Un ruolo determinante in pratica. Inoltre data la palese e difficile riorganizzazione in corso (con ministri e vertice del partito non proprio in sintonia per usare un eufemismo) Fi fatica ora a trovare una collocazione. Se è vero che Berlusconi ha già rilanciato il suo ruolo nell'alleanza di centrodestra, non è escluso che una parte di quel tesoretto dell'8.1 per cento, potrebbe finire altrove. Le sirene di una formazione di centro infatti, potrebbero attrarne i parlamentari più di qualunque altra formazione politica. Svuotando anche un po' di significato la classica somma dei voti tra centrodestra e centrosinistra. Al momento infatti il quadro vedrebbe la coalizione di Fdi-Lega-Fi (e altri partiti più piccoli) ottenere il 46.1 per cento, mentre quella di Pd-M5S-Sinistra Italiana-MDP-Art.1 si fermerebbe al 38.6 per cento. 

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Qualora però la formazione di centro diventasse realtà la forbice andrebbe a restringersi, capitalizzando peraltro anche lo spazio a disposizione degli altri piccoli partiti. Ad esempio, sempre secondo Ghisleri, dopo la recente performance registrata alle elezioni per il Comune di Roma, Azione di Calenda è cresciuta al 4.5 per cento (+0.7 per cento). La federazione dei Verdi si è attestata al 2.1 (+0.1) e Italia Viva di Renzi al 2 per cento. (-0.8 per cento). Seguono poi, MDP-Art.1 all’1.5 per cento, Sinistra Italiana 1.4 e +Europa 1.2. 

 

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