Sondaggi, Calenda-Renzi insieme quanto valgono? «Fuori dallo schema destra-sinistra il Terzo polo vale più del 10%»

L’analisi dei sondaggisti: «Azione parte dal 7%, Italia Viva dal 3% ma insieme possono ancora crescere»

Sondaggi, Calenda-Renzi insieme quanto valgono? «Fuori dallo schema destra-sinistra il Terzo polo vale più del 10%»
La politica, è risaputo, non è una scienza aritmetica. Lo sanno i sondaggisti che in queste ore, dati alla mano, tentano di fare il tagliando al terzo polo,...

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La politica, è risaputo, non è una scienza aritmetica. Lo sanno i sondaggisti che in queste ore, dati alla mano, tentano di fare il tagliando al terzo polo, l’alleanza di centro tra Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi. Quanto è larga la prateria degli elettori moderati? Non poco, a sentire Antonio Noto, direttore dell’omonimo istituto di sondaggi. A due giorni dallo strappo di Calenda – uscito dal centrosinistra, dove invece è rimasta Più Europa di Emma Bonino – è possibile fare una prima stima. 

 

Sondaggio, le cifre

«Nelle nostre simulazioni Azione – se corre con il Terzo polo – si attesta intorno al 7%, mentre Italia Viva viaggia a quota 3-4%», spiega al Messaggero. «In poche parole, un’alleanza così composta potrebbe puntare alla doppia cifra». Il condizionale è d’obbligo perché, si diceva, in una competizione elettorale difficilmente la somma fa il totale. E il progetto di una lista unica tra i due partiti moderati – unica via per permettere a Calenda di non raccogliere le firme – non è esente da un rischio di calcolo. Di certo, riprende l’esperto, c’è che «al leader di Azione conviene la corsa al di fuori del campo progressista, dove secondo le nostre stime si sarebbe fermato al 5%». Questione di “trasversalità”: «Nel centrosinistra Calenda avrebbe perso una parte di elettorato moderato, dentro e fuori del centrodestra, a cui invece può aspirare», dice Noto. La lettura è condivisa da Fabrizio Masia, amministratore delegato di Emg Different. «Partiamo da un presupposto: in Italia l’elettorato di centro ricopre uno spazio del 15-20%», dice. «Calenda parte intorno al 6% ma ha ancora un’intera campagna elettorale per conquistare questo pubblico e lo stesso vale per Renzi». 

 

Il programma

Il traguardo, concordano i sondaggisti, non è l’unica cosa in comune tra i due leader di partito presi dalle trattative per battezzare il patto centrista. Spiega Noto: «Calenda e Renzi presidiano aree diverse ma complementari. Il primo è una novità nel mercato elettorale e vanta un esordio da leader politico. L’ex premier ha invece una popolarità più stabile ma può beneficiare dal traino del progetto calendiano». Per Masia a saldare i due lati del polo non è tanto l’identikit dei leader quanto un programma politico. «Renzi e Calenda sono ormai gli unici a poter rivendicare a pieno titolo l’agenda Draghi», spiega. «A destra il partito di maggioranza relativa, Fdi, è stato un feroce oppositore di quell’agenda. A sinistra Letta si è alleato con chi l’ha osteggiata con altrettanta decisione». E l’agenda Draghi, ne è convinto il sondaggista, ha eccome un peso sull’elettorato. «Dopo Sergio Mattarella, Draghi risulta ancora il politico più apprezzato dagl italiani. Costruire una proposta politica sulla sua esperienza di governo, potenzialmente, può convincere un pubblico di elettori che supera il 10%». 

 

La leadership 

C’è un nodo da sciogliere e non sarà facile in tempi così stretti. Se Terzo polo sarà, chi deve prenderne le redini? Questione non secondaria. Specie se si tratta di due leader, ed è questo il caso, abituati a stare sul palco. Una leadership femminile, magari della ministra Mara Carfagna (che finora ha smentito) può dare il giusto impulso alla coalizione? Ha i suoi dubbi Noto. Non c’entra il genere e tantomeno il nome. «Più ancora di Italia Viva, Azione è un partito che ruota intorno alla leadership di Calenda. Una soluzione esterna potrebbe disorientare l’elettorato». «Oggi i tempi sono maturi per una donna al Quirinale, di certo lo sono per una leader dei moderati», riflette. «Chiunque guiderà il Terzo polo dovrà avere di fronte agli elettori la credibilità per difendere l’agenda di governo che per un anno e mezzo ha guidato il Paese».

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