Lollobrigida: «Carne e vino rimossi dagli alimenti dannosi, un successo italiano. Il Pnrr si può modificare»

Il ministro: «Le aperture di von der Leyen una vittoria per l’Italia. La manovra non sarà stravolta

Lollobrigida: «Energia e infrastrutture: il Pnrr si può modificare. Manovra, opposizione sia responsabile»
La manovra («la più veloce che io ricordi»), il Pnrr che verrà cambiato («una vittoria per l’Italia»), le partite dentro la maggioranza...

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La manovra («la più veloce che io ricordi»), il Pnrr che verrà cambiato («una vittoria per l’Italia»), le partite dentro la maggioranza e con le opposizioni, la questione migranti, il clima di tensione e di odio politico che affiora qui e là. Francesco Lollobrigida, classe ‘72, nativo di Subiaco, non è «solo» il ministro della Sovranità alimentare, ma è anche uno dei fedelissimi di Giorgia Meloni. Non a caso è stato lui a proporre un tavolo comune dei partiti del centrodestra per discutere delle modifiche alla manovra.

Ministro, partiamo dal Pnrr. L’apertura di von der Leyen è una vittoria del governo Meloni?
«No, è una vittoria per l’Italia. O comunque una sconfitta per chi sosteneva l’intangibilità di un Piano difficile da realizzare e che, in quel caso sì, avrebbe portato alla perdita di alcuni fondi non utilizzati».

Esempi di modifiche?
«Ce ne sono tanti. Dai fondi messi sui trattori elettrici, che però poi non si trovano sul mercato, alle poste su energia, infrastrutture e altro. Posso aggiungere una cosa?».

Prego.
«Al livello europeo, sono contento che il nostro governo sia stato protagonista nel convincere la Ue a eliminare carne e vino dagli elementi dannosi per la salute».

Venendo all’Italia. Si aspettava certe critiche alla manovra?
«Intanto bisogna dire che in soli 30 giorni dall’insediamento del governo abbiamo varato una legge di bilancio che non rinuncia a dare indicazioni su alcuni aspetti fondamentali: evitare la desertificazione del settore industriale, sostegni sul caro energia, un modello di welfare mirato sui più deboli, l’impegno per creare nuova occupazione combattendo anche forme di privilegio che poco hanno a che fare con le politiche attive...».

E le obiezioni arrivate da diverse parti? Ingenerose?
«In genere la manovre si giudicavano in base dei parametri: lo Spread, che qui non è salito; le reazioni europee, che mi sembrano buone; il consenso del governo o delle forze politiche che lo esprimono, che in base ai sondaggi sta crescendo. Poi tutte le obiezioni sono legittime, ma sono giudizi tecnici che andrebbero anche corredati da soluzioni conseguenti. Se si critica il Pos, ad esempio, va analizzato quanto questo danneggi il singolo operatore. Aggiungo che il contante è la forma di pagamento regolata dalla Bce e per eliminarlo basterebbe che la stessa banca lo sostituisse con pagamenti elettronici senza commissione».

 

 

Ma non si facilita l’evasione aumentando l’uso del contante?
«Il tetto ha senso solo a livello europeo, e non si può dire che un tetto più alto faciliti l’evasione. Durante il governo Monti, ad esempio, il tetto era più basso ma l’evasione più alta. Senza contare che in altri paesi, penso alla Germania, il tetto nemmeno c’è e in generale e in Europa, notizia di ieri, è stato messo a 10 mila euro. Noi siamo sotto».

Insisto. E la lotta all’evasione?
«Chi evade va punito, punto. Ma bisogna cambiare il punto di vista. I cittadini vanno considerati persone perbene, fino a prova contraria. Lo Stato non può avere pregiudizi, non può presumere che il cittadino sia un evasore a prescindere. E poi, citando i latini: “Moltissime sono le leggi, quando lo Stato è corrotto”».
Le opposizioni hanno presentato oltre 3mila emendamenti alla manovra. Preoccupato?
«Nel rispetto del Parlamento, si valuterà il contenuto ovviamente ma mi aspetto dalle opposizioni lo stesso senso di responsabilità che abbiamo dimostrato noi col governo Draghi e che hanno detto di aver avuto per rimanere aggrappati alle poltrone, pur facendo parte di una maggioranza composita. Noi non abbiamo messo mai in difficoltà la nazione, spero valga lo stesso principio».

La manovra cambierà?
«L’ossatura di una legge di bilancio vicina ai più deboli non verrà stravolta, se poi ci sono delle migliorie da apportare ben vengano e il premier ha già aperto su questo: opzione donna, Pos, pensioni, buoni lavoro, semplificazione normativa».

Meloni ha detto: non inseguiamo il consenso. È così?
«Ci siamo dati una prospettiva e una visione, in base al programma presentato. Il governo avrà durata quinquennale, non vogliamo fare come altre forze politiche che hanno cercato facili consensi sul breve periodo con interventi spot. Quali? Dai bonus a pioggia al reddito di cittadinanza ovviamente. Il limite dell’Italia, che in 30 anni è cresciuta meno delle altre nazioni, è stato proprio questo».

 

 

La vostra ricetta?
«Per ridistribuire la ricchezza, prima va creata. È come per una famiglia: se uno vende il proprio patrimonio per pagarsi vacanze, viaggi o cene fuori, magari fa felice qualcuno, ma poi ti ritrovi a chiedere l’elemosina».

E come si crea ricchezza?
«Investendo su chi crea lavoro, difendendo i nostri prodotti, combattendo per la legalità che consenta a chi vuole investire di poterlo farle, salvaguardando le nostre imprese. Per la vicenda di Priolo, ad esempio, ci saremmo aspettati degli encomi».

Lavoro. Cosa fare con i migranti?
«L’immigrazione legale e ordinata serve, ma il decreto flussi va fatto ad inizio anno e non alla fine come successo adesso. Noi non vogliamo creare nuovi schiavi, ma lavoratori con un trattamento decoroso e anche la giusta formazione. Per questo ne stiamo parlando anche con diversi Stati africani. Bisogna stabilire prima quali sono i bisogni reali una volta esaurita la domanda interna di lavoro e allora capire quanti immigrati possiamo accogliere. Naturalmente cosa diversa sono i rifugiati, che vanno sempre e comunque accolti».

La preoccupano certe minacce, certi messaggi, contro il premier ma non solo?

«Usare certe parole significa incitare alla violenza, come avveniva negli anni 70, e chi lo fa se ne assume la responsabilità: sono quei cattivi maestri che scaldano gli animi e che poi magari trovano menti fragili predisposte alla violenza».

 

 

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