Giorgia Meloni prima donna premier? Tutti i tentativi al femminile: da Nilde Iotti a Daniela Santanché

Non sono mancati in passato i tentativi di portare a Palazzo Chigi una premier donna, persino nella prima Repubblica

Nella foto, la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni
Quando nel 2016 è stata inaugurata la Sala delle Donne, per le personalità femminili più influenti nella politica italiana, l'allora presidente...

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Quando nel 2016 è stata inaugurata la Sala delle Donne, per le personalità femminili più influenti nella politica italiana, l'allora presidente della Camera, Laura Boldrini, ha deciso di inserire sulla quarta parete tre cornici ricoperte da specchi per le cariche mai ricoperte da una donna: presidente della Repubblica, presidente del Senato, presidente del Consiglio dei ministri.

Quest'ultimo spazio tuttavia, potrebbe presto colmato dalla leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, alla guida la coalizione di centrodestra e in testa a tutti i sondaggi. Che Meloni studi da premier è apparso chiaro fin da aprile, quando dal palco della convention milanese di Fratelli d'italia ha lanciato il «partito dei conservatori», quasi ignorando i suoi alleati di coalizione. A cui, oggi, in prospettiva delle urne, chiede di evitare annunci che non possono essere realizzati, mentre nel frattempo ricerca le migliori competenze da mettere al servizio del proprio futuro governo.

Ma a rendere evidente le mire su Palazzo Chigi è stata Meloni stessa in un'intervista a Fox News: «Potrei essere la prima donna a guidare il governo nella storia d'Italia», ha detto all'emittente statunitense la leader di FdI, lasciandosi sfuggire poi: «Sarebbe per me un grande onore, come lo è stato essere la prima donna a guidare un partito europeo». 

Se la Meloni fosse la prima premier italiana, tuttavia non sono mancati, in passato i tentativi di portare a Palazzo Chigi una premier donna, persino nella prima Repubblica

 

Nilde Iotti 

Ne è un esempio Nilde Iotti, eletta presidente della Camera dei deputati il 20 giugno 1979 e riconfermata due volte concludendo il suo mandato il  22 aprile 1992. Nel 1987 ottenne mandato esplorativo per formare un governo da parte del presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che però fallì; ciò la rese comunque la prima donna e la prima esponente del PCI ad arrivare tanto vicino alla presidenza del consiglio. Nel 1992 fu poi la prima candidata donna proposta dalla sinistra come presidente della repubblica. I voti raccolti non le permisero di raggiungere il quorum; ma fu comunque un traguardo importante, se si considera che solo due elezioni prima, nel 1978, Sandro Pertini dovette ricordare ai parlamentari che ridacchiavano dei due voti raccolti da Ines Boffardi: «Non c'è nulla da ridere, anche una donna può essere eletta».

 

Tina Alselmi 

Un'altra occasione "persa" c'è stata, in seguito, per la democristiana Tina Alnselmi. Prima donna ministra del Lavoro, Anselmi è stata incaricata di presidiere la Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia massonica P2 di Licio Gelli, compito che portò a termine con perizia e rigore, ma che le costò un progressivo isolamento nel mondo politico. Tuttavia il suo nome è stato più volte avanzato per cariche di rilievo tra cui, persino, la presidente della Repubblica.

Franca Falcucci 

Descritta come «una delle donne più importanti della Dc», Franca Falcucci è stata la prima ministra per l'istruzione dal 1982 al 1987 per i governi Fanfani V, Craxi I e II e Fanfani. Nata a Roma nel 1922, professoressa prima e senatrice poi, nel 1975 ha firmato il documento per l’inclusione scolastica dei ragazzi con disabilità, alla base per  la legge del ‘77 che sarebbe diventato un modello, a livello internazionale, per una scuola più «inclusiva». 

I tentativi della Seconda Repubblica

Anche nella seconda Repubblica c'è però chi ha provato a portare a Palazzo Chigi una premier donna. Nel 2001 Emma Bonino, con la sua lista omonima, decise di correre fuori dai due principali schieramenti: l'Ulivo e la Casa delle libertà. E questo nonostante la legge allora vigente, il Mattarellum favorisse lo schema coalizionale. Un'altra opportunità mancata, si è presentata con le politiche del 2008, con una diversa legge legge elettorale, il Porcellum, poi dichiarato Incostizionale. In quel caso  a guidare lo schieramento de La Destra-Fiamma Tricolore è stata Daniela Santanchè. All'altro estremo, invece, Flavia D'Angeli, scelta come candidata da Sinistra Critica, partito nato dalla scissione di Rifondazione comunista. Tuttavia, prima di Giorgia Meloni, in nessuno dei maggiori partiti era mai stato avanzato un nome di donna per la premiership.

 

 

 

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