Sondaggi, dopo lo strappo Calenda-Letta il centrosinistra sotto il 30% e 30 collegi in più per il centrodestra

Senza Calenda, il centrosinistra conquista solo 23 collegi uninominali. Più vicino alla vittoria il centrodestra. Ma restano le incognite anche per il Terzo polo

Supermedia YouTrend/Agi del 4 agosto
Che strappo sia. Dopo giorni di turbolenze interne alla coalizione di centrosinistra, il leader di Azione, Carlo Calenda, ospite della trasmissione Mezz'ora in più di...

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Che strappo sia. Dopo giorni di turbolenze interne alla coalizione di centrosinistra, il leader di Azione, Carlo Calenda, ospite della trasmissione Mezz'ora in più di Lucia Annunciata, ha annunciato la sua volontà di «non andare avanti» con l'alleanza con il Pd. Una scelta che, in vista delle urne di settembre, si carica di conseguenze politiche e strategiche. Ridisegnando gli equilibri della corsa elettorale più nettamente a favore del centrodestra. 

Nonostante sia prematuro parlare del peso specifico di Azione che, per essere calcolato richiederà la seperazione da +Europa di Emma Bonino - convinta a rimanere al fianco del Pd - è possibile, a partire dagli ultimi sondaggi, prevedere quelli che saranno gli effetti generali di questa separazione per i principali schieramenti politici. 

Centrosinistra 

Al Pd non basta la crescita di 7 punti percentuali - con cui in base all'ultima Supermedia YouTrend per Agi si attesta dietro a Fdi con il 22,8% -  per ridurre i danni dello strappo provocato da Calenda. L'unione con Verdi/Sinistra italiana (4%) e Art.1-MDP (1,8%) si ferma al 28,6%, contro cui nulla può anche la modesta dote portata da Luigi di Maio con il suo Impegno civico che, per i sondaggi, si aggira intorno allo 0,6%. Sotto quota 30% diventa quasi impossibile sperare di pareggiare, e quindi anche più complicato impedire la vittoria e la maggioranza assoluta degli avversari del centrodestra in entrambe le Camere. In base all'ultima simulazione svolta da BidiMedia, con Azione a oggi i collegi uninominali vinti dal centrosinistra sarebbero stati 53 su 221, mentre senza scendono a 23, con i 30 che passano tutti al centrodestra. 

In questo scenario per il segretario dem, oltre alla perdita di  collegamento con il centro, si somma la maggiore competitività nel campo progressista del M5S di Giuseppe Conte, fermo al 10,4% ma più attrattivo nei collegi del Sud. 

Centrodestra 

A destra, quello di Calenda appare come assist, che non fa altro che rafforzare il vantaggio della coalizione a trazione meloniana. Con FdI, sempre al primo posto, al 23,4%, ma con un + 0,7% rispetto a due settimane fa. Seguita dalla Lega, che perde un punto percentuale e si ferma al 13,4%. E a cui si somma FI all'8%. La coalizione può contare dunque complessivamente sul 44,8% dei consensi, destinato a crescere nel caso in cui vada a buon fine la trattativa sui seggi con i centristi Toti-Lupi e Cesa-Brunaro. 

Terzo polo 

In divenire invece la situazione del Terzo polo. Italia viva, già pronta alla corsa in solitaria, con la speranza di superare la soglia del 3% della soglia di sbarramento, (oggi i sondaggi danno il partito al 2,7%), può ora contare sull'alleanza con la Lista civica nazionale dell'ex grillino Federico Pizzarotti e anche sull'apertura di una fase negoziale con Azione. Secondo Noto sondaggi Calenda potrebbe puntare da solo su un quoziente pari al 7%, superiore al 5% in caso di alleanza con il Pd. Un numero che alimenta la speranza per entrambi i leader, di superare insieme la quota del 10%. Anche se non è detto che ciò renda più facile la conquista di collegi uninominali e, di conseguenza, la traduzione dei voti al proporzionale. 

 

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