Meloni, corsa da premier: «Perché io no?». Salvini frena sui ministeri: nomi dopo le elezioni

La leader di FdI: «Se vinciamo andrò a Palazzo Chigi. Lo vogliono gli elettori»

Elezioni politiche 2022, diretta oggi 8 agosto. Zingaretti: «Calenda ha tradito i suoi elettori», Meloni: «Ha fatto un calcolo elettorale»
Un patto «anti-inciucio», per evitare un altro 2018. Ossia uno scenario in cui, all’indomani del voto, un pezzo dei parlamentari di centrodestra (eletti nei...

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Un patto «anti-inciucio», per evitare un altro 2018. Ossia uno scenario in cui, all’indomani del voto, un pezzo dei parlamentari di centrodestra (eletti nei collegi uninominali anche grazie a Fratelli d’Italia) finisce poi per governare insieme al Pd o al Movimento 5 stelle. «Basta ammucchiate», è l’imperativo imposto da FdI agli alleati di Lega e Forza Italia. E poi una constatazione, che Giorgia Meloni pronuncia con il tono di chi dice una cosa ovvia: «Il partito che prende più voti in coalizione propone al presidente della Repubblica la figura che vorrebbe fosse indicata come premier». Dunque, se FdI avrà un consenso in più degli altri, «il nome sono io», mette in chiaro la leader. «Perché non dovrei esserlo?», si chiede, in risposta a chi avanza dubbi sulle sue effettive chance di sedere sulla poltrona di Palazzo Chigi. «La cosa che non capisco è: perché Meloni no? – insiste Giorgia, ai microfoni di Rtl – Io penso che chi sceglie Fratelli d’Italia voti in quest’ottica». 

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«CONCENTRATI»

In ogni caso, ribadisce Meloni, «non farò campagna elettorale parlando di nomi, di premier e ministri». La numero uno di FdI ne è convinta: sarebbe un errore dare credito all’idea che si tratti di un gol a porta vuota, per il centrodestra. Dunque, nessun annuncio roboante sul governo «con l’idea che abbiamo già vinto», avverte. «Non mi piace dare per scontata la vittoria, a me piace combattere». Quindi ripete in pubblico quello che da giorni va dicendo ai suoi: «Bisogna restare concentrati». Anche perché il punto non è tanto «arrivare al governo: a me – mette in chiaro Meloni – interessa governare. Sono due cose molto diverse». Per quanto in fin dei conti non nasconde di crederci, la leader di FdI. «Ho le mie speranze, i miei obiettivi. Io punto al massimo e non mi do limiti, ma – si schermisce – sono troppo scaramantica per fare previsioni».

Sarà anche per tutti questi forse che Matteo Salvini, che da giorni chiedeva di annunciare prima delle urne i ministri di un eventuale esecutivo verde-blu (riservando parole di stima pure per l’attuale titolare della Trasnizione ecologica, Roberto Cingolani), compie un’inversione a U. «Chi fa cosa lo decidono gli italiani con il voto del 25 settembre – taglia corto con chi gli domanda se punta di nuovo al Viminale – Adesso non ci sono ministri, premier, sottosegretari: aspettiamo il 25 settembre». Anche perché il leader del Carroccio, ieri in visita al canile di Milano («inasprire le pene per chi maltratta o abbandona cani e gatti sarà la nostra priorità», tuona), nonostante i sondaggi affermino il contrario dimostra di non aver rinunciato al sogno di spuntarla sull’alleata-rivale Giorgia nella corsa alla premiership. «Se gli italiani scelgono il centrodestra e danno un consenso di più alla Lega – spiega – sono pronto ad assumermi l’onore e l’onere di prendere per mano questo Paese». 

BLOCCO NAVALE

Poi il capitolo programma, pronto «al 99 per cento», con un focus particolare sul tema dell’immigrazione: «Non c’è nulla da inventare, ci sono i decreti Sicurezza cancellati dalla sinistra che potrebbero essere riapprovati domani mattina», si mostra sicuro Salvini. Decreti che Meloni ribadisce di aver votato, in Parlamento, ache se «continuo a ritenere – precisa – che la soluzione migliore sia bloccare le partenze, non gli arrivi». Dunque «blocco navale», da concordare con gli altri Paesi europei e «in accordo con le autorità libiche».
E se il Capitano torna a battere sul suo cavallo di battaglia, la flat tax al 15% «anche per i lavoratori dipendenti» («si può realizzare in 5 anni», assicura) insiste sul tema fisco anche Forza Italia. Con Silvio Berlusconi che nella sua “pillola” web quotidiana spara a zero contro ogni ipotesi di patrimoniale: «Con noi al governo mai e poi mai», avverte.

E se il centrodestra non dovesse avere la maggioranza, il giorno dopo il voto? Ecco pronto il patto «anti-inciucio» con Pd e Cinquestelle: «Lo firmeranno tutti i candidati del centrodestra – assicura Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione di FdI – Non abbiamo trovato alcuna resistenza tra gli alleati. Anzi». 

 

 

 

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