Autonomia, indagine sui costi. Allarme di Bankitalia: anche Visco chiede coperture certe

FdI e FI si schierano con l’opposizione: «Commissione sugli impatti finanziari»

Autonomia, indagine sui costi. Allarme di Bankitalia: anche Visco chiede coperture certe
 Le frasi dei governatori della Banca d’Italia vanno lette in controluce. Soprattutto quelle pronunciate nell’occasione solenne delle “Considerazioni...

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 Le frasi dei governatori della Banca d’Italia vanno lette in controluce. Soprattutto quelle pronunciate nell’occasione solenne delle “Considerazioni Finali”. Bastano poche parole, un’alzata di sopracciglio, per esprimere dubbi, paventare rischi, dare qualche avvertimento al governo di turno sulla strada intrapresa.

Autonomia, i paletti di Confindustria: «Allo Stato le competenze strategiche»

Autonomia, indagine sui costi

Ieri Ignazio Visco non ha fatto eccezione a questa regola. E al governo ha lanciato un monito preciso: occhio ai costi per i conti pubblici di due riforme in cantiere. Della prima, la riforma del Fisco, si è molto dibattuto. È evidente che per tagliare le tasse servono coperture certe. Della seconda, l’autonomia differenziata, si discute ancora poco. Soprattutto per quanto riguarda l’impatto che la cessione di 23 competenze dello Stato a Veneto e Lombardia, potrebbe avere sui conti pubblici. «Nei prossimi anni», ha detto Visco subito dopo aver ricordato quanto sia ancora pesante per il Paese il fardello del debito pubblico, «ogni eventuale aumento di spesa o riduzione di entrata, anche nell’ambito di riforme già annunciate quali quella del fisco o dell’autonomia differenziata, non potrà prescindere dall’identificazione di coperture strutturali adeguate e certe». Rileggiamo: «Coperture strutturali, adeguate e certe». 


I BUCHI
Di certo, però, almeno fino ad oggi, c’è che il disegno di legge Calderoli sull’autonomia differenziata non prevede nessuno stanziamento di bilancio per coprire i divari territoriali e nemmeno per assicurare che, una volta che una quota rilevante del gettito fiscale dello Stato sarà trasferito alle due Regioni, restino soldi sufficienti per garantire che la macchina statale abbia ancora abbastanza benzina per poter camminare senza dover emettere nuovo debito pubblico. Visco non è il primo ad esprimere questo dubbio. La questione dei “soldi” è già prepotentemente emersa. L’ha rilevata il Servizio del Bilancio del Senato, ed è nata una stuccosa polemica sulla “manina” contro l’autonomia. Lo ha detto la Commissione europea nel suo Country Report sull’Italia. Lo ha ribadito non più tardi di due giorni fa anche la Confindustria. E questo a voler sorvolare sull’analisi presentata dalla Svimez in Commissione Affari Costituzionali. Il Centro analisi diretto da Luca Bianchi, ha calcolato che se il Veneto ottenesse le 23 materie richieste potrebbe trattenere il 90 per cento del gettito Irpef maturato sul suo territorio lasciando allo Stato solo il 10 per cento. Una sorta di mondo alla rovescia, in cui non sarebbe più lo Stato a incassare le tasse lasciando alla Regione una “compartecipazione”, ma la Regione a tenere tutto riservando una piccola quota allo Stato. 


Il tema è enorme. E l’alzata di sopracciglio di Visco riveste una particolare importanza. Il governatore fa parte della Commissione Clep, il gruppo di 61 esperti chiamato dal governo a valutare tutti gli aspetti della riforma. A partire da quelli finanziari, fino ad oggi rimasti sottovalutati anche perché il tema dell’autonomia differenziata è stato assegnato solo alla Commissione Affari Costituzionali. 


IL PASSAGGIO
Adesso però, potrebbe scendere in campo anche la Commissione Bilancio. La senatrice del Movimento Cinque Stelle e vice presidente del Senato, Mariolina Castellone, ha proposto lo svolgimento di un’indagine conoscitiva sui profili finanziari dell’autonomia differenziata. una richiesta che, a sopresa, non è caduta nel vuoto. Anzi. A dirsi d’accordo sono stati gli altri due soci della maggioranza di governo, Fratelli d’Italia e Forza Italia. La senatrice Lavinia Mennuni di Fdi, ha sottolineato come la commissione Bilancio costituisca «una sede utile dove svolgere un’istruttoria e ogni ulteriore approfondimento sulla delicata questione degli effetti finanziari dell’autonomia differenziata». Anche il senatore di Forza Italia, Claudio Lotito, ha formulato alcune considerazioni circa «l’opportunità di un approfondimento, alla luce del carattere epocale di una riforma come quella prospettata». 


Per Lotito «la commissione Affari costituzionali, non consente in sede di merito, un’istruttoria completa degli effetti sui conti pubblici». Da capire se il fuoco che cova sotto la cenere del centrodestra sull’autonomia differenziata, sia frutto dell’insofferenza di una parte dei parlamentari per il progetto leghista, o se si tratti di una strategia per rallentare l’iter della riforma targata Carroccio per metterla in pari nei tempi con quella costituzionale sul premierato. Qualunque sia la ragione è evidente che il dibattito sull’autonomia differenziata senza una seria analisi sui costi, senza ascoltare il governatore della Banca d’Italia, il ministro dell’Economia, il Ragioniere generale dello Stato, rischia di diventare un salto nel buio. 
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