Pittrice uccisa, padre e figlio volevano rottamare l'auto al centro dell'indagine

Colpo di scena nell'inchiesta sulla pittrice Renata Rapposelli, uccisa in circostanze misteriose. L’auto di Simone e Giuseppe Santoleri, figlio e padre della vittima, è stata sequestrata per la quarta volta. Il sequestro della Fiat seicento bianca è stato effettuato ieri mattina. La Fiat seicento non era più nella disponibilità dei Santoleri in quanto gli stessi l’hanno nel frattempo venduta ad una concessionaria giuliese perchè venisse avviata alla rottamazione acquistando dalla stessa una Ford Fiesta, che i militari non hanno però requisito. Insomma i Santoleri volevano sbarazzarsi di quell’ingombrante auto al centro di tre perquisizioni ma non è stato possibile in quanto i carabinieri si sono accorti dell’accaduto e si sono recati dalla concessionaria sequestrando il mezzo che era stato ceduto in cambio di una Ford fiesta.

Perché il nuovo provvedimento del Pm Laurino? Si cercherebbero altri elementi che potrebbero essere emersi dai primi esiti sull’analisi del terriccio trovato sotto la vettura e da quello analizzato a Tolentino, nel fosso di contrada Pianarucci vicino al fiume Chienti. Non solo, ma per la prima volta Laurino parla della possibilità che in quella macchina sia stato trasportato il corpo della Rapposelli nel fosso dove la pittrice è stata trovata morta il 10 novembre scorso. Tra i due terricci è in corso una comparazione in laboratorio, per chiarire se sia lo stesso e quindi comprovare o meno che l’auto sia stata nella zona del ritrovamento del corpo. Nei giorni scorsi era emerso il giallo dello scotch, acquistato dai Santoleri pochi giorni prima che Renata arrivasse a casa dell’ex marito e del figlio, a Giulianova, il 9 ottobre, scotch che non si trova, acquistato da Simone e Giuseppe Santoleri pochi giorni prima che Reata Rapposelli arrivasse a casa loro, il 9 ottobre, a Giulianova.

Ricordiamo che padre e figlio sono indagati a piede libero come presunti autori dell'omicidio.

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