Il messaggio Urbi et Orbi del Papa: «Per la Terrasanta due Stati e confini riconosciuti»

Città del Vaticano - Natale pieno di ombre. «Sul mondo soffiano venti di guerra e pesa un modello di sviluppo ormai superato che continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale». Il Papa sceglie il giorno in cui si festeggia la nascita del Salvatore per una pesantissima denuncia collettiva e per mettere in guardia la comunità internazionale da un sistema economico e finanziario dominante capace di creare troppe divisioni e squilibri, ogni più profondi.

Il messaggio Urbi e Orbi che rivolge al mondo dalla loggia delle Benedizioni è denso di riflessioni mutuate dalla stretta attualità. Il Papa elenca i principali punti di crisi a cominciare dal Medio Oriente dove tutto si è complicato a causa dell’annuncio degli Usa di Trump di spostare a Gerusalemme la propria ambasciata. Papa Francesco chiede di pensare soprattutto ai bambini, al loro avvenire rubato, ai traumi subiti, alle conseguenze che pesano sulla vita di intere generazioni.


 

«In questo giorno di festa invochiamo dal Signore la pace per Gerusalemme e per tutta la Terra Santa; preghiamo perché tra le parti prevalga la volontà di riprendere il dialogo e si possa finalmente giungere a una soluzione negoziata che consenta la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini concordati tra loro e internazionalmente riconosciuti».

Allo stesso modo rammenta la Siria e poi di seguito una lunga lista di luoghi segnati dalla violenza.
«Vediamo Gesù nei volti dei bambini siriani (...) Vediamo Gesù nei bambini dell’Iraq, ancora ferito e diviso e nei bambini dello Yemen, dove è in corso un conflitto in gran parte dimenticato. Vediamo Gesù nei bambini dell’Africa, soprattutto in quelli che soffrono in Sud Sudan, in Somalia, in Burundi, nella Repubblica Democratica del Congo, nella Repubblica Centroafricana e in Nigeria».

Francesco nel messaggio al mondo non dimentica nemmeno i figli dei disoccupati. I loro genitori,
«non hanno un lavoro e faticano a offrire ai figli un avvenire sicuro e sereno. E nemmeno i bambini a cui è stata rubata l’infanzia, obbligati a lavorare fin da piccoli o arruolati come soldati da mercenari senza scrupoli».

Papa Francesco ha nel cuore gli occhi dei bambini profughi incontrati durante l’anno.
«Vediamo Gesù nei molti bambini costretti a lasciare i propri Paesi, a viaggiare da soli in condizioni disumane, facile preda dei trafficanti di esseri umani. Attraverso i loro occhi vediamo il dramma di tanti migranti forzati che mettono a rischio perfino la vita per affrontare viaggi estenuanti che talvolta finiscono in tragedia. Rivedo Gesù nei bambini che ho incontrato durante il mio ultimo viaggio in Myanmar e Bangladesh».

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