Neve a Roma, dai mezzi al coordinamento, tutti i "buchi" del piano gelo

Capitale senza un piano neve efficace e con un piano protezione civile fermo al 2008. Basta questo a spiegare come mai ieri una decina di centimetri di neve abbia mandato in tilt la città, bloccato gli autobus, limitato la mobilità delle strade. Non solo: Roma non ha un capo della Protezione civile comunale a tempo pieno, la responsabilità è affidata ad interim a Diego Porta, comandante della Polizia municipale di Roma che nella sua vita normale deve gestire 6.000 vigili urbani. Lui stesso con alcune lettere ha più volte segnalato di che non può anche occuparsi di protezione civile, che non rientra tra le sue competenze specifiche.

L'altro giorno il vicesindaco Luca Bergamo è stato costretto a chiedere aiuto alla Protezione civile nazionale. Ne è nata una bufera di polemiche: è arrivato l'esercito in aiuto di Roma, a molti ha ricordato il tormentone del 2012 che perseguitò Alemanno per avere invocato l'esercito, Bergamo è corso a precisare che lui non aveva chiesto aiuto all'esercito. Alla fine ha con onestà ammesso di avere in effetti sollecitato il supporto della protezione civile nazionale e, dunque, dell'esercito. Piccola bufera mediatica, che dà però il segno di una Capitale senza una reale cultura della protezione civile.

C'è altro. Da una decina di giorni siti, tg, social, esperti veri ed esperti del bar stanno parlando di Buran e dal grande freddo che arriva dalla Siberia. «Nevicherà anche a Roma», dicono tutti. Direte: negli uffici di Roma Capitale saranno tutti mobilitati per farsi trovare pronti, no? Macché. Venerdì sera, riunione dalla centrale operativa della protezione civile, si accorgono che mancano spazzaneve e spargisale. Ops. Il Comune chiede ad Ama di fare una ricerca di mercato last minute, alla fine ne vengono trovati 30 in provincia di Cuneo, costo 900 mila euro più Iva per cinque giorni. Il fatto che la sindaca Virginia Raggi si trovasse in Messico e che tutto pesasse sul vicesindaco Luca Bergamo, con delega alla Cultura, era l'ultimo dei problemi.

Anche il semplice acquisto del sale è avvenuto all'ultimo momento, perché le 2.000 tonnellate a disposizione non erano sufficienti. Così, di fronte a una nevicata che non sarà ricordata a lungo come, ad esempio, quella del 2012 che fu davvero imponente, ieri Roma ha scelto di alzare bandiera bianca. Prima ha chiuso tutte le scuole prudenzialmente, scelta che gli esperti di protezione civile ritengono alla fine accettabile, poi però ha applicato il piano dei bus per la neve, che riduce da 1.400 a 650 i mezzi per strada. Solo che alle 6 del mattino le strade non erano ancora state pulite, i bus previsti non potevano muoversi, per cui solo una parte di quei 650 erano per strada. Solo a metà pomeriggio si è arrivati a pieno regime. Atac ha i suoi guai cronici, i bus di 18 metri sulla neve non possono circolare e degli altri solo una parte ha le gomme termiche, ma il vero problema è che bisognava aspettare che le strade venissero liberate e anche stando al numero diffuso dal Campidoglio - 200 mezzi - si tratta una mobilitazione risibile: 13 per ogni Municipio. Alla fine chiudere le scuole è il male minore.

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