Roma, quel mosaico a San Pietro: la prima icona del Natale

Il 25 dicembre è soltanto una convenzione, stabilita nel IV secolo: non esiste una data certa per la nascita di Gesù. Non la raccontano i Vangeli, e il rituale (con la grotta e la mangiatoia) farebbe semmai propendere per la primavera o per l'estate. Nei primi due secoli della vita, la Chiesa celebrava il Natale in periodi diversi, perfino a seconda delle latitudini: in Oriente, alcuni il 20 maggio, e altri il 20 aprile, o il 17 novembre; invece in Occidente, taluni il 28 marzo. Il compleanno di Cristo è fissato a inizio del IV secolo: la Depositio Martyrum del 336, primo tentativo di calendario liturgico, documenta che a Roma, si celebrava appunto il 25 dicembre; nel 345, il vescovo Giulio sceglie proprio questa data. Forse non è un caso che fosse già una solennità pagana: quella del Sol Invictus, l'astro nascente. Anche in onore di Mitra, il dio che vince le tenebre: nel 274, l'imperatore Aureliano gli aveva edificato un tempio, inaugurato proprio in quel giorno.

L'IMMAGINE
La prima iconografia che collega Gesù con il 25 dicembre, è un mosaico nella Necropoli vaticana: lo ritrae proprio come il Sol Invictus; per altri, pure come Apollo, o Helios. In procinto di ascendere al cielo su una quadriga, trainata da quattro bianchi destrieri. La raffigurazione è nel mausoleo dei Giulii, sicuramente uno dei cristiani più antichi: 10 metri sotto la Basilica, dove è stata ritrovata la tomba di San Pietro, per merito di Margherita Guarducci. L'immagine indica che Gesù è il vero sole, ed è venuto a questo mondo per sconfiggere l'oscurità. Lo dicono le Scritture: è tra i compiti del Messia. Lo leggiamo nei Libri di Malachia e Isaia, e nei Vangeli di Matteo, Luca, Giovanni. Ma altri è pronto a sostenere che il 25 dicembre sia proprio la data reale della nascita di Gesù: partendo dall'esistenza del sacerdote Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, quando l'arcangelo Gabriele annuncia a Maria che è incinta; e da quel giorno, contando, appunto, nove mesi.

SOLE E MITRA
All'inizio, però, il cristianesimo stenta ad affermarsi. Lo indica la permanenza di tanti luoghi di culto mitraici, a Roma e non soltanto, anche dopo che Costantino ne aveva già permesse e diffuse la religione e la predicazione; lo dice pure papa Leone Magno in un sermone del 460: «E' così tanto stimata questa religione del Sole, che alcuni cristiani, prima di entrare nella basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole; e piegando la testa s'inchinano in onore dell'astro fulgente. Siamo angosciati, e ci addoloriamo molto, per questo fatto, ripetuto per mentalità pagana». Il solstizio d'inverno è una tradizione i cui festeggiamenti sono duri a morire. Per esempio in Islanda, si celebrano per tutto il Medioevo, e fino alla Riforma; un vescovo siriano spiega che, fino al termine del XII secolo, c'è stata sovrapposizione tra gli antichi culti pagani del sole e il Natale cristiano. E c'è pure chi nota la quasi contemporaneità tra il 25 dicembre e la pur mobile festa ebraica di Hanukkah, detta delle Luci o dei Lumi: per la riedificazione del tempio di Gerusalemme, si celebra accendendo le nove luci d'un candelabro; come al solito, la scorsa settimana, il rito si è compiuto anche in Piazza Barberini, oltre che in ogni abitazione ebraica.

L'ARTE
Comunque, il 25 dicembre sia o meno una convenzione come giorno natale del Cristo, l'Adorazione dei pastori, con la umile capanna e la mangiatoia, il bue e l'asinello, gli angeli e i due genitori, dopo quella icona nella Necropoli hanno ispirato infiniti capolavori supremi (ma anche tante immagini devozionali) alla pittura e alla scultura. Troppi, per tentarne un elenco. Ma come non ricordare le Adorazioni di Giorgione (National Gallery di Washington), Beato Angelico (a San Marco, Firenze), o di Guido Reni, nella Certosa di San Martino a Napoli? O gli angeli musicanti nella Natività di Piero della Francesca a Londra, National Gallery, o quella di Giotto a Padova? Ma facciamo punto qui, se no ci perdiamo. E auguroni a tutti.
 

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